Cosa è il Soul Voice® ?

Il Soul Voice® è un metodo che ti permette di trovare e liberare la tua voce attraverso i TUOI suoni e grazie al tuo specifico ed unico modo di esprimerti. E’ un processo per risvegliare l’essenza di chi sei realmente.

Un po’ di storia

Nelle culture dell’antichità musica e medicina erano una cosa sola e il sacerdote/guaritore/sciamano conosceva bene il potere del suono per procurare benessere e per ripristinare l’equilibrio perduto.

Oggi fortunatamente queste conoscenze stanno tornando e ci aiutano a riappropriarci e usare la nostra voce per ritrovare quello che avevamo dimenticato, ma che la nostra anima ricorda.

 La nostra storia personale

Da bambini eravamo in stretto contatto con le nostre emozioni; pensieri e sentimenti erano ancora uniti. Sapevamo intuitivamente di cosa avevamo bisogno e lo esprimevamo liberamente. Abbiamo urlato quando qualcosa ci faceva male, abbiamo cantato e gridato di gioia quando eravamo felici.

Ma presto le restrizioni e limitazioni da parte dei nostri genitori, scuola, religione ecc. hanno cominciato a indirizzare la nostra crescita verso un modello consone alla società che non dà valore all’intuizione e all’individualità. Abbiamo smesso di seguire la nostra immaginazione e di ascoltare la nostra voce interiore. Invece di sviluppare il nostro indole e i nostri talenti innati, abbiamo cercato di imitare il modello che ci è stato presentato come giusto. Così ci siamo paralizzati in un modo di vivere lontano dall’ascolto della nostra voce interiore con conseguenti squilibri nel nostro sistema che portano a disturbi e malessere fisici e psichici.

 Ascoltare il richiamo

Ma c’è un richiamo profondo nei nostri cuori che continua a voler essere liberato e ascoltato; una voce che ci nutre e ci sostiene guidandoci oltre le illusioni che abbiamo costruito nella nostra vita. E’ la voce della nostra anima. Ci vuole un po’ di coraggio per cominciare a lasciar andare il controllo della mente, a sospirare, ridere, piangere, lamentarsi…spontaneamente, ma una volta sperimentati la gioia e il benessere dell’espressione, il senso di libertà è immenso.

Vuoi provare?

Comincia a liberare la tua voce con questo semplice esercizio:

Fai un respiro ampio, lento e profondo che ti riempie pancia, addome e petto. Espirando dài suono a un sospiro sentendo che “sì, ora posso rilassarmi”. Senti come tutto il tuo corpo risuona con le vibrazioni della tua voce. Continua così per qualche minuto.

Poi senti dentro di te che cos’altro vorresti esprimere: una sensazione, un pensiero, un’emozione…

Semplicemente esprimi con i tuoi suoni ciò che senti, senza analizzare, o giudicare. I tuoi suoni potrebbero essere strani, non proprio “graziosi”, ma ti daranno un senso di liberazione, di lasciar andare, e forse anche il piacere di giocare e sperimentare con la tua voce.

Questo è l’inizio

Aprendo ed espandendo la tua cassa toracica, dai letteralmente spazio al tuo respiro, al tuo suono, alla tua consapevolezza, al tuo spazio interiore più vero e vulnerabile. Espirando lascia andare il controllo inutile della mente, immagina il flusso della tua voce come se fosse un fiume che ti porta dentro di te.

 “La voce è la nostra naturale sorgente di potere e saggezza che desidera ardentemente di essere esplorata e conosciuta con fiducia, amore per sé stessi e pazienza.” – Karina Schelde.

NOTA: SOUL VOICE®, come tutte le tecniche energetiche, non intende trattare, diagnosticare, prevenire o curare nessuna malattia e non è perciò da considerarsi un sostituto delle cure mediche. Se credi di essere in una condizione che richiede cure mediche, per favore rivolgiti ad uno specialista o terapista autorizzato. 

Il Soul Voice® è un richiamo

Il Soul Voice® è un richiamo

Il lavoro del Soul Voice® è un richiamo a risvegliarsi ai più grandi significati della vita.


“C’è un urlo, un richiamo profondo all’interno dei nostri cuori che vuole essere ascoltato. Desideriamo profondamente liberare la potenzialità della voce e così riscoprire la grandiosità di chi veramente siamo…una forza della creazione e della vibrazione più alta.” – Karina Schelde

CIl Soul Voice® è un richiamo Hasya Scuola Counselingon La voce umana è superiore a tutti gli altri strumenti perché ha l’impronta dell’anima, del cuore, della coscienza e perché riflette la risonanza spirituale della persona che dà suono. 

La voce è lo specchio del nostro universo interiore.

E’ unica come come la nostra impronta digitale. Per ogni esperienza che abbiamo attraversato nella nostra vita, il corpo ne conserva la memoria sotto forma di registrazione di frequenze sonore.

Imparando a usare la propria voce col metodo Soul Voice® possiamo attraversare i molti livelli del nostro sistema energetico, al fine di annullare o dissolvere qualsiasi impronta estranea indesiderata. Eliminando limiti e influenze esterne, il corpo non solo ritroverà il suo equilibrio, ma tornerà anche a ricordare l’illimitata creatività di quando eravamo bambini.

Come sentirsi parte dell’esperienza Soul Voice®

Soul Voice® è un invito a immergerti profondamente nella voce che tu puoi aver dimenticata, ma della quale la tua anima si ricorda; ad andare oltre le tue limitazioni con il tuo suono, a diventare uno strumento vibrazionale e a vivere la gioia di esprimerti liberamente.

Soul Voice® scuote le foglie secche dall’albero del tuo essere e risveglia il tuo potenziale che è rimasto nascosto dietro condizionamenti limitanti e falsi credo.

Per approfondire e fare esperienza incontra Adelgunde Muller in uno dei prossimi eventi.

Il corso esperienziale di Soul Voice® “Introduzione al Suono”  è per chi vuole ritrovare la sua voce peculiare, la voce originale spesso sepolta sotto i condizionamenti subiti durante la vita. Nello spazio sicuro del gruppo puoi conoscere le basi di questo metodo, iniziare a espanderti, a toglierti di dosso vecchi fardelli e a sentire e definire chiaramente in tuoi confini sani. Presto il solito predominio della mente dà spazio a una comunicazione diretta che nasce dalla presenza nel corpo. Permettendo l’espressione spontanea della tua voce ti puoi riconnettere con i tuoi sentimenti ed emozioni reali. Una liberazione meravigliosa!

Il cibo come veicolo di trasformazione della comunità

Food ente formazione Bologna economia circolare

Le risorse alimentari nei prossimi decenni potranno trovarsi a diventare sempre più scarsamente disponibili. Ciò  ci porta a mettere in campo azioni e progetti affinché la ristorazione collettiva in tutte le sue forme sia uno degli attori principali e attenti nella gestione dell’economia circolare del cibo.
Premettendo questo, il nostro progetto associativo e formativo intende generare attenzione sui temi della sostenibilità e dell’economia circolare del cibo, al fine di aumentare il livello di consapevolezza dei nostri associati e non solo.

Assisitiamo sempre più a…

Come far emergere il talento

Talento in azienda Hasya Scuola Counseling Bologna

La sorpresa e la scoperta è insita nel luogo comune stesso per il quale il talento è nascosto, va trovato anzi scovato.

Va portato alla luce dei riflettori ed è spesso elevato al ruolo di innovatore. Fuoco di trasformazione e generazione di nuovi risultati alla luce di una stasi che rallenta e blocca.

Questo accade sia negli ambiti culturali e dello spettacolo quanto in ambiti personali ed aziendali.

L’associazione Hasya si occupa di educazione permanente e formazione continua ed è in quest’ottica che ci domandiamo se si possano formare i talenti, se si possano  educare le persone al talento.

Osvaldo Danzi ha fatto una provocazione su Linkedin qualche tempo fa: “Possiamo reggere un’azienda esclusivamente sul talento?” e ancora “in azienda serve (e poi lo si sa gestire?) talento o competenza?”

Le risposte sembrano essere molto facili e aprono ad una discussione ben più ampia.

 

Talento in azienda Hasya Scuola Counseling Bologna

Concetto di talento.

Etimologia della parola: talento deriva da talènto, per evoluzione semantica dovuta alla nota «parabola dei talenti» (Matteo 25), nella quale i talenti affidati dal signore ai suoi servi sono simbolo dei doni dati da Dio all’uomo.– 1.letter.  Volontà, voglia, desiderio, Dintorno mi guardò, come talento. Avesse di veder s’altri era meco (Dante) 2. Ingegno, predisposizione, capacità e doti intellettuali rilevanti, spec. in quanto naturali e intese a particolari attività. 

Già in questa breve sintesi dei significati si può evincere come la parola abbia al suo interno due anime: qualcosa che attiene alla parte emozionale e a quella razionale; voglia, desiderio da una parte e ingegno, capacità dall’altra. Questo però apre ad un’altra domanda: quando abbiamo in mente la parola talento non ci sembra di stereotipare qualcosa che è molto di più? 

La risposta è assolutamente affermativa ma potrebbe essere il mix e lo sviluppo degli ingredienti più importanti (passione ed ingegno) che può determinare la tipologia di talento. Questo ci riporta al primo quesito di Danzi: possiamo reggere un’azienda esclusivamente sul talento? Basta il mix di questi due ingredienti per lo sviluppo e il futuro di un’azienda? Oppure a questi due ingredienti ne dobbiamo aggiungere altri quali il lavoro, la formazione continua e l’esperienza di vita? Hanno sicuramente uno spazio.

“l’artista è nulla senza il talento, ma il talento è nulla senza il lavoro”

Cit. E. Zolà

Gli ingredienti della ricetta

Certamente i principali ingredienti  sono qualcosa di innato in un talento. E’ poi il lavoro su di sè, la curiosità e l’apprendimento attraverso il proprio vissuto, che non solo fa di quella persona un Talento ma un Driven Talent, capace di leggere nell’anima dell’Azienda e di riuscire ad accompagnarla e guidarla verso nuovi obiettivi e successi. Affinché tutto ciò si realizzi Hasya promuove progetti sui Talenti in Tandem con Erasmus+ Scopri di Più QUI

Le aziende in questo momento sono alla ricerca di talenti che possano supportarle nel cambiamento o che possano indicarlo per la sua futura evoluzione, ma hanno bisogno anche di persone che abbiano conoscenze (tecniche, relazionali, amministrative) e che applichino i cambiamenti. 

E’ su questo punto che possiamo affermare che in un’Azienda c’è bisogno di persone che osservino e guidino il futuro ed altre che lo sostengano. Il talento in quanto tale ed unico va gestito, motivato e supportato affinché rimanga in Azienda e la aiuti a crescere, cambiare. E’ per questo motivo che le politiche di talent acquisition debbono essere anche affiancate da altre di talent management, che includa formazione continua, benefit, sistemi di incentivazione, coaching in modo da incanalare il talento nell’Azienda e perché no farlo evolvere e instillare anche una concorrenzialità cooperativa tra tutti i lavoratori, favorendo la contestualizzazione delle nuove competenze e l’evoluzione di quelle detenute.

In un’organizzazione quello che è importante è che la visione, la missione, la strategia vengano assorbite all’interno attraverso la comunicazione organizzativa e che i lavoratori possano accoglierle e farle proprie. 

 

Talento in azienda Hasya Scuola Counseling Bologna

Aziende e Talento

In definitiva le Aziende in questo momento si trovano davanti sfide future incerte e in questo momento di liquidità e di indeterminatezza, hanno bisogno non solo di talenti ma della miglior squadra possibile, composta da persone con competenze specialistico-operative, tecniche, gestionali, sociali e di talento. 

Come riflessione ci sentiamo di esprimere il nostro parere, allineato con quello di Osvaldo Danzi, chela corsa hai talenti è frutto di una paura : la paura di non farcela.
Non serve probabilmente talento nuovo in azienda – o meglio – che non serva cercarlo e non serva avere dei Talent Acquisition Manager quanto piuttosto sarebbe importante attivare sensibilità e apertura verso tutto quel capitale umano tanto sbandierate nei ultimi decenni,  per far emergere tutto il talento nascosto, accantonato e mal gestito. Si perchè se l’azienda saprà gestire le sue Persone, i talenti verranno fuori da soli. Altrimenti il rischio è di cercare talento, essere abbagliati dalla “novità” e non saperlo gestire.

Ed è da qui che possiamo iniziare il nostro percorso alla scoperta di una  formAzione per i talenti o per esprimere finalmente con talento il talento (volere è potere ?).

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L’iniziativa è allineata ai Goal n° 4 – 5 – 8 – 9

Hasya Sostenibilità Erasmus+

Come permettere ai nostri figli di vivere le emozioni

Cambiamenti Hasya Scuola Counseling Bologna

Spesso ci si lamenta dell’incapacità dei giovani di vivere le proprie emozioni.
In effetti loro non avrebbero alcuna difficoltà, ma noi genitori insegniamo spesso loro a dubitare di ciò che provano o, addirittura, a sconfessare le proprie sensazioni.

Da dove nasce tutto ciò? Quante volte i genitori non accettano ciò che provano i figli, dando più importanza ai fatti piuttosto che alle emozioni e a ciò che i ragazzi sentono.

Il mondo dei figli e degli adolescenti può essere visto e guardato sotto molti aspetti.  “Genitori si diventa” è una occasione per entrare in nuovi punti di vista.

Alcuni esempi per entrare in contatto con le emozioni

Genitore “Adesso basta, è ora del sonnellino”

Figlio “Ma non sono stanco, voglio disegnare”

Genitore “Adesso è l’ora della nanna, sei stanco e dormi!”.
G “Forza, cammina, non puoi essere già stanco, hai fatto anche il sonnellino”

F “Ma io sono stanco “

G “Non può essere, su, accelera il passo! “
G “Tieni il giubbotto allacciato “

F “Ma io ho caldo “

G “Non puoi avere caldo, allaccialo e basta! “
F “Quel cartone in tv è bellissimo e lo voglio vedere “

G “No, è brutto e diseducativo “

F “Ma a me piace! “

G “Non è possibile! argomento chiuso “

Cambiamenti Hasya Scuola Counseling BolognaLe fondamenta dell’autoascolto e dell’autostima

Non sto dicendo che un bambino debba guardare pessimi cartoni animati o andare in giro mezzo nudo in inverno, ma questo atteggiamento di rifiuto di ciò che prova, invia spesso un messaggio che rischia di creare confusione nei bambini: non è vero che ti senti così, non c’è motivo per sentirsi così, di sicuro ti senti diversamente da come dici.
Sono tutti messaggi che dicono “non sai ascoltarti “, “ciò che provi è sbagliato “.

Loro sanno provare ed esprime ciò che sentono, ma spesso gli adulti glielo impediscono.

Passano gli anni, cominciano a non essere più certi delle loro sensazioni e … ce ne lamentiamo.

E quando invece ci parlano di cosa accade loro, invece di chiedere come si sono sentiti o cosa hanno provato, ci concentriamo su cosa sia successo:

“Oggi Paola ha preso quattro in storia” ed il genitore risponde “E tu avresti saputo rispondere?” invece che chiedere come si è sentita quando la sua amica ha preso quattro.
“Avevo un buco nei pantaloni e tutti mi hanno preso in giro” ed il genitore: “Hai fatto bene a dirmelo. Te lo aggiusto subito “invece di chiedere come si è sentito quando lo hanno deriso.

Agevolare i figli a entrare in contatto con le proprie emozioni li rende consapevoli delle connessioni tra sentimenti e comportamento.

Il mondo dei figli, bambini o adolescenti, verrà affrontato sotto molti aspetti al corso Genitori si diventa. Clicca qui  “Genitori si diventa”.

Genitore: come ti senti quando non sei ascoltato?

Hasya Genitori si Diventa Bologna

Cosa ti piaceva fare da bambino? E ora come genitore?

Molte delle situazioni che viviamo da bambini restano nella nostra memoria per il ricordo delle emozioni che abbiamo provato.

Vieni per accorgerti come parole, emozioni e comportamenti condizionano i nostri approcci agli stereotipi in famiglia e non solo. Per chiarimenti e domande in occasione del corso di una giornata clicca qui  “Genitori si diventa”.

Eravamo troppo piccoli

Rammento la dinamica di un partecipante ad un corso che riferiva come da piccolo non gli piacesse andare all’oratorio per giocare. Andava per stare in compagnia poiché le parrocchie erano e sono una occasione di aggregazione sociale. Il campo era sempre occupato da ragazzi più grandi che non lo facevano giocare perché “non era ancora alla loro altezza”

Ha comunque continuato a frequentare l’oratorio su insistenza dei  genitori e crescendo, quando è arrivato il suo turno, racconta di aver applicato lo stesso “pessimo” comportamento di chi lo aveva preceduto: “Verrà il vostro turno”dicevamo ai piccolini .

È strano il comportamento umano, tendiamo spesso a replicare con gli altri ciò che abbiamo vissuto, nel bene e nel male, spesso inconsapevolmente.

Gli studi di psicologia dei gruppi e la sociologia ci arricchiscono di elementi storici e sociali, oltre che di teorie, aiutandoci a renderci conto  di come il meccanismo della psiche umana porti a tutto ciò.

Questo avviene in ogni tipo di comunicazione e relazione, in particolare, anche nel modello educativo con i figli.

I nostri genitori ci facevano le ramanzine, lunghi sermoni su ciò che si doveva e non si doveva fare, monologhi con lezioni di vita che in gran parte abbiamo subito con distacco.

 

Hasya Genitori si Diventa Bologna

 

Ci annoiavano, ci infastidivano, suscitavano desiderio di fuga e voglia di fare il contrario di ciò che ci veniva detto.

Sei diventato grande, sei cresciuto, sei diventato genitore e… “Ora tocca a me il ruolo da protagonista“ ed ecco l’inizio dei tuoi monologhi, dei tuoi sermoni e delle tue ramanzine.  Ti piace questa immagine? o una vocina ti dice “perché lo stai facendo anche tu?” ” A me questo non capiterà mai!” Cosa ti dice il tuo bambino interiore? “Mi avevi promesso di essere diverso!”

Come genitore ti lamenti dei figli?

Come genitori ci lamentiamo della scarsa comunicazione con i nostri figli, ed infatti questo non è comunicare.

Nella comunicazione c’è principalmente l’ascolto; ascolto attento e incoraggiato, cioè curioso, senza interrompere e senza dare sentenze.

I figli, specie adolescenti, non comunicano con noi perché sono abituati a sentirsi giudicarti per ciò che dicono e fanno.

Ascoltare in silenzio non è semplice.

L’ascolto non è solo sinonimo di educazione.  In altre culture o tempi non si iniziava parlare se l’altro non aveva terminato di esporre il proprio pensiero. Ultimamente, invece. capita sempre più spesso che ci si accavalla: mentre uno parla l’altro contemporaneamente afferma “sì, so cosa stai per dire. A me è successo che…“ e la comunicazione è di tipo frastagliato. Non è rispettosa dell’altro e ci si mette immediatamente al centro della comunicazione senza aver realmente inteso quanto l’altro vuole trasmetterci.

Quante volte capita che i nostri figli vogliano parlarci nei momenti “meno opportuni”: stai parlando al telefono, stai scrivendo una mail di lavoro, ti stai rilassando qualche minuto o stai guardando l’unico programma che segui in televisione e improvvisamente… “Devo dirti una cosa…”, “Ho bisogno adesso…”, “Oggi la prof a scuola ha detto…”.

Però quando siamo noi a rivolgerci a loro, pretendiamo che, anche se sono occupati, alzino gli occhi verso di noi smettendo di seguire il cartone animato, di chattare con gli amici, di seguire il video su YouTube, per ascoltarci con attenzione.

Come genitore stai forse giudicando il valore del loro essere occupati? O dei nostri argomenti rispetto ai loro?

L’ascolto è sinonimo di leadership

Anche l’ascolto, come esempio di leadership, fa parte degli argomenti  che tratteremo nella  giornata di  “Genitori si diventa”.

Se vuoi ottenere risultati diversi nel tuo rapporto con i tuoi figli o se desideri dare nuovo impulso al tuo rapporto di coppia, partecipa a questa esperienza per accorgerti come parole, emozioni e comportamenti condizionino i nostri approcci in famiglia e non solo.

Saremo disponibili per chiarimenti e domande in occasione del corso di una giornata “Genitori si diventa” Se invece hai già deciso? Allora sei dei nostri Puoi Iscriverti qui.

 

Come cambia dal 2020 il counseling

Hasya Accademia Scuola Counseling Bologna Bolzano Bari

Federcounseling ha stabilito che, a partire dall’anno formativo 2020, il titolo di studio minimo per l’accesso alla formazione in counseling sarà il diploma di laurea triennale.

Grande soddisfazione espressa dal Presidente Tommaso Valleri: «Si tratta di una piccola rivoluzione in quanto era dai primi anni novanta che non veniva modificato il titolo di accesso alla formazione in counseling».

«Questa importante modifica» prosegue Valleri «avvicina ancor di più il counseling italiano agli standard internazionali e pone fine a una polemica che andava avanti ormai da troppo tempo».

L’anno formativo 2019 sarà l’ultimo anno in cui gli enti di formazione che seguono i training standard di Federcounseling, potranno iscrivere allievi in possesso del solo diploma di scuola media superiore quinquennale.

Tutti coloro che, privi di una laurea triennale, hanno già conseguito il diploma in counseling, avranno tempo per iscriversi a un’associazione professionale di categoria aderente a Federcounseling fino al 31 dicembre 2023.

 

Hasya Accademia Scuola Counseling Bologna Bolzano Bari

Dal 2020 obbligo di laurea per accesso alla formazione triennale in counseling

Tutti coloro che, privi di una laurea triennale, sono attualmente iscritti a un’associazione professionale di categoria, non vedranno modificato il proprio status di socio.

La Federazione sosterrà questa posizione in tutti i tavoli istituzionali in cui è presente.

Obbligo di laurea per i counselor

Federcounseling, con questa delibera del gennaio 2018, ha stabilito che dal 2020 occorrerà la laurea triennale per iscriversi a un corso di counseling e questo indigna qualcuno che considerano tutto ciò una restrizione inutile.

Come responsabile didattico della Accademia di Counseling Olistico “Il Volo” promossa da Hasya concordo (pur con riserve di carattere personale e professionale su tutto ciò.

I motivi delle riserve

1) Tutto ciò risponde sicuramente ad una esigenza minima condivisibile: assicurare all’utenza che il professionista cui ci si rivolge abbia una cultura di base universalmente accettata come sufficiente e soddisfacente. E il mondo della formazione formale quale è il mondo accademico è l’ente di formazione a tutto ciò, per ora.

Almeno la delibera di Federcounseling non fa distinzione tra tipi di laurea non interpretando la laurea come propedeutica alla formazione bensì come semplice “livello culturale minimo di accesso”. Altrimenti gli ingegneri che volessero intraprendere altre strade si troverebbero ingessati e come loro molte delle persone con studi tecnici.

2) Possiamo dire che comunque quanto deliberato è ben congegnato nella sua tempistica. Nessuno degli attuali operatori né degli attuali studenti si troverà impedito nelle sue aspirazioni professionali. I tempi di attuazione della delibera sono tali per cui chiunque oggi faccia parte di questo mondo, come professionista o come studente, nulla ha da temere indipendentemente dai titoli che possiede. Per i futuro certo però che le persone che, pur avendo acquisito cultura e conoscenza sul campo si troveranno davanti un fermo.

3) All’interno del dibattito inter-professionale in corso (penso alla Consensus Conference, alla imminente udienza del Consiglio di Stato, al tavolo UNI) la decisione assunta da Federcounseling rafforza e conferisce autorevolezza all’intero mondo del counseling.

4) Viene solo in aiuto la delibera europea in cui viene dichiarato che tutta la formazione informale cresciuta con l’esperienza potrà essere riconosciuta con opportune pratiche. Tutto ciò però vale per titoli scolastici di grado inferiore alla laurea e si riferisce principalmente alle persone che hanno una professione consolidata da tempo.

A oggi queste strade però sono utilizzate per conferire qualifiche professionali come quella del cuoco, del pizzaiolo   o di un progettista. Che possa essere gestita anche la qualifica professionale del counselor? Confido che ci siano sempre finestre a perte per chi desidera prendere “il Volo”prima che la regolamentazione entri in vigore – questo il link alla proposta di Accademia di Counseling di Hasya.

Riflessioni

Così forse occorrerebbe, a mio avviso, e non so se sia stato fatto ma non mi pare, lasciare una strada aperta nei confronti delle possibili eccezioni, dei possibili casi particolari. Mancherebbe insomma una norma “plastica” o, per dirla in termini giuridici, “in bianco”.

Certo un buon counselor ha cultura, certo ha una formazione specifica, ma assai spesso è la sua storia, il suo percorso personale e di vita, ciò che davvero fa la differenza nell’approccio con l’Altro. A questi aspetti, sostanzialmente radicati nell’esperienza, avrei lasciato uno spiraglio.

Mi spiego meglio: indipendentemente dai titoli posseduti se un professionista mi dimostra di aver lavorato anni in contesti di aiuto, e se mi dimostra che tale lavoro è stato utile ed apprezzato non vedo perché, in ossequio ad un astratto criterio accademico, dovrei negargli il riconoscimento.

Sicuramente la scelta di Federcounseling adeguata e coraggiosa per gestire sopratutto le diatribe con le professioni legate ad albi accademici come quello degli psicologi.

Il counselor formato con Hasya

Il Counselor è un professionista accreditato dalla legge 04/2013. Non cura le malattie,  aiuta le persone in modo globale, fa consulenza  per migliorare la qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Agevolare la consapevolezza delle risorse della persona è l’intento, agevolare la persona ad usarle pienamente. Fa parte di un’associazione senza Ordine, il lavoro è libero, per legge si fonda ‘sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnico, nel rispetto dei principi di buona fede, dell’affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista. Il counselor si forma rispettando un regolamento europeo che lo vincola ad una esperienza di formazione triennale con minimo 1500 ore di lavoro di gruppo, tirocinio, esami annuali e sessioni simulate anche in plenaria, tesi parziali e tesi conclusiva. La formazione offerta da Hasya è di tipo olistico, detta anche di tipo umanistico. Possono esserci anche altri approcci diversificati quali quello comportamentistico, ghestaltico, integrato, ecc. Vari sono gli approcci e approfondirli prima di affidarsi ad un counselor  è importante.”

Claudia Poppi

Come restituire vitalità alla relazione di coppia

Hasya Scuola Counseling relazione di coppia

Si parte dall’inizio…perché per restituire vitalità alla relazione di coppia e uscire da una crisi di coppia è una delle cose più importanti da fare così da fare chiarezza sul perché vi siete avvicinati, piaciuti, abbracciati …sposati o avete deciso di unirvi. Solitamente un arresto razionale ad una relazione c’è, ed è fisiologico, verso i 6 o 8 mesi che ci si frequenta.

Hasya Scuola Counseling relazione di coppia

La maggior parte delle risposte sono: “Perché lo amavo” il che significa tutto e niente. Siete d’accordo vero? 🙂

Perché lo amavi?

Perchè ti ha attizzato ed incuriosito?
C’è sempre un motivo che ti ha fatto nascere la scintilla verso di Lei/Lui anziché verso qualcun’altro/a.

“Perché mi faceva ridere” quindi compensava il tuo bisogno di allegria.
“Perché lo vedevo forte sicuro” quindi avevi bisogno di chi ti proteggesse.
“Perché aveva tutto ciò che manca a me” quindi il bisogno di compensare le proprie lacune.

Cosa ti ha portato a scegliere quel partner?

Lo hai scelto per evitare qualcosa :
“Perché era diverso dai miei ex” quindi per evitare i loro difetti.
“Perché è diverso da mio padre” quindi per allontanarti dalla figura paterna.

Giungere al vero perché hai scelto Lui, significa rivelare i tuoi desideri, i tuoi deficit, le tue mancanze che Lui deve colmare. Quando non lo fa più, oppure quando non lo fa abbastanza, viene meno al ruolo per il quale lo hai scelto.

Lo condanni?

Ha tradito le tue aspettative. Ma lo stai accusando per una tua debolezza che non trova più rifugio. Oltretutto molte caratteristiche che cercavi, nascondevano l’altra faccia della medaglia: “L’ho scelto perché era pazzerello” ma ora ti infastidisce la sua inaffidabilità, “L’ho scelto perché era un uomo di successo” ma ora ti senti sola perché è sempre assente.

Il tuo bisogno ha spento la coppia (anche Lui ha la medesima responsabilità).

Come la candela sotto la campana di vetro: il suo bisogno di ossigeno, fa terminare l’ossigeno stesso e muore.

Cosa fare per superare la crisi di coppia?

Occorre che ti liberi dal bisogno per arrivare ad amare. Amare per ciò che è e non più per ciò che deve darti. Sei delusa per ciò che non ricevi, eppure proprio questa è la tua grande opportunità per crescere ed evolvere.

Per conoscere meglio le dinamiche di coppia, per scoprire come comunicare al meglio tra voi indipendentemente dalle vostre differenze, vieni alla nostra 2 giorni ConTatto, che è specificatamente creato e dedicato alla relazione di coppia ed alla comunicazione.
Per partecipare al corso, scrivici una mail per assicurarti il posto – hasyaeducation@gmail.com – oppure CLICCA QUI
Ciao e ti auguriamo una meravigliosa giornata.
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Come semplificare e uscire dagli stereotipi

Hasya Genitori si diventa Scuola Counseling Bologna

Vivere nel mondo di oggi significa confrontarsi continuamente in modo consapevole o inconsapevole con centinaia di stereotipi.

Gli stereotipi sono delle nozioni preconcette riferite, solitamente, ad un gruppo specifico quanto ristretto di persone. Molti stereotipi sono di natura razzista, sessista o omofoba. Non vi è mai capitato di sentir dire che gli irlandesi sono degli ubriaconi, o che gli stranieri sono tutti dei malviventi o, ancora, che le donne non sono capaci di guidare? Questi sono tutti tipi di stereotipi negativi; si parla spesso di stereotipi negativi, ma ce ne possono essere anche di positivi – ad esempio, lo stereotipo che afferma che i bambini asiatici siano i più bravi a scuola. Un problema – tra i tanti problemi che si hanno con questo tipo di preconcetti – è che, nonostante possano risultare veritieri qualche volta, ciò non vale sicuramente per tutti i casi.

Così scontati da divenire nel tempo persino proverbi: “donne al volante pericolo costante” e ci fanno dimenticare la realtà e cioè che i dati statistici indicano che le donne sono coinvolte in incidenti in percentuali minore rispetto agli uomini e in tipologie di incidenti con un grado di gravità inferiore.

Quindi?

Quindi lasciamo che la nostra vita sia condizionata da modi di dire che hanno le loro radici in eventi passati e lontani e sopratutto in idee di altre persone che nemmeno abbiamo conosciuto.

Come semplificare e uscire dagli stereotipi è una chiave importante per essere liberi e rendere libere le persone attorno a noi:  figli, compagni di viaggio, persone con le quali abbiamo legami affettivi più o meno intensi o addirittura con il vicino della porta accanto.

Vieni a Conoscere la nostra proposta per accorgerci come parole, emozioni e comportamenti condizionano i nostri approcci agli stereotipi in famiglia e non solo. Anna Caliri e Claudia Poppi saranno a disponibili per chiarimenti e domande in occasione del corso di una giornata “Genitori si diventa”

Se invece ai già deciso? Allora sei dei nostri Puoi Iscriverti qui.

Vogliamo approfondire un pò questo tema che rientra negli automatismi con i quali ci rapportiamo con gli altri e con noi stessi. Ebbene si…quante volte releghiamo noi stessi a categorie di persone e comportamenti senza nemmeno rendercene conto?

 

Hasya Genitori si diventa Scuola Counseling Bologna

Apriamo così l’argomento stereotipi.

E’ naturale dare un significato agli eventi.  Succede un qualcosa ed è indice o indicazione di qualcos’altro.
Ecco che magari, il bambino smette di usare quel gioco e ne prende un altro, e l’adulto interpreta quel gesto: “L’ha lasciato in giro; è un disordinato” oppure “Sì è stancato subito del gioco; è un incostante”.

Prima osservazione

Il giudizio dell’adulto è una proiezione del suo mondo e del suo modo di pensare. Questa proiezione la realizza anche su altri adulti, su se stesso…su tutto…:-(.
Se siamo persone particolarmente attente o disattente all’ordine, probabilmente daremo un primo tipo di lettura, se invece tenderemo ad annoiarci di ciò che facciamo tenderemo a legare quel gesto all’incostanza.
Ci possono essere mille variabili di lettura poiché ognuno interpreta secondo il proprio mondo interiore. Queste variabili sono in funzione del passato, delle esperienze vissute nell’arco della vita,  di quanto proiettato nel futuro, frutto di paure o idee a volte ereditate da chi è venuto prima di noi.

Seconda considerazione

Se ad un gesto diamo una interpretazione, poi tendiamo a collegare a quell’interpretazione anche tutti gli altri gesti e situazioni: verranno letti e interpretati a conferma di quanto osservato. ( Vedi “Donne al volante pericolo costante”).
Nelle intenzioni dell’Ass. Hasya c’è di agire e intervenire sempre più nella consapevolezza che possiamo trasformare in meglio le relazioni, quindi il nostro presente e il nostro futuro, di persone e di genere umano, per questo promuoviamo azioni di consapevolezza sul tema delle relazioni Affettive. Vi invitiamo ad approfondire anche questa proposta per te persona, in coppia o scoppiato che tu sia, per iniziare, un passo alla volta, a vivere le relazioni fuori dagli stereotipi e dagli schemi preconfezionati.

Conferma dopo conferma si crea e rafforza la convinzione.

È così che alla persona e agli eventi vengono applicate le etichette. Noi però possiamo dire che NON siamo vasetti di marmellata vero?
Il bambino diventa “un timido” perché non aveva niente da dire alla zia, e ogni volta che farà qualcosa che richiama anche lontanamente un atteggiamento di timidezza, ecco che l’etichetta verrà riproposta e rinforzata: “Eh, sai, è timido”, “È un timidone“, “Dopo si sblocca ma all’inizio è timido”, “Un po’ come me, anche io ero tanto timida da bambina… un po’ lo sono ancora”..
Il bambino si accetta nel giudizio degli adulti.
Se lo dicono i grandi sarà vero.  Hasya Genitori si diventa Scuola Counseling
Vi si riconosce.
Anche lui inizia a dare quell’interpretazione di sé rispetto a quei comportamenti, e si trasforma in un timido di fatto.
È come se entrasse nella parte che gli è stata affibbiata e la facesse sua, per la vita.
La profezia si è avverata.
“Sarà disordinato come suo papà”, “È un aggressivo”, “È un terremoto”, “È svogliato”.
Se proprio non riesci a evitare di assegnare un’etichetta ai tuoi figli, cerca di farlo con ciò che di bello e positivo vedi in loro: “È un creativo”, “È un allegrone”.
Sappi che li stai comunque condizionando, ma almeno sarà grazie ad un aspetto più funzionale alla loro autostima e crescita.
Se vuoi scoprire in che modo le tue parole influiscono sulla mente e sul comportamento dei tuoi figli, vieni alla esperienza di un giorno totalmente dedicato al miglioramento familiare, come coppia, come genitori e come educatori. Per avere i migliori strumenti che ti consentiranno di aiutare al meglio la crescita dei tuoi figli, sviluppare il tuo potenziale di persona e di educatore ti invitiamo a “Genitori si Diventa”. 
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Ve ne racconto una forte tra etichette e stereotipi.

Un bambino assiste praticamente al suicidio del padre. Entra in casa e lo trova in fin di vita. Da quel giorno a scuola e non solo è “il figlio dell’impiccato”. Non male come etichetta. Probabilmente non arriveremo  mai ad esprimerci così ma quanti altri stereotipi e quali altre etichette mettiamo a noi stessi e ai nostri figli?

Agevoliamo le relazioni con gli altri o creiamo barriere attraverso le parole?

Concludiamo cosi, sempre perché amiamo i vocabolari, riprendendo questi significati e le origini di questa parola che dal francese stéréotype, neologismo del tipografo Firmin Didot, indicante il metodo di stampa da lui brevettato nel 1795; composto dal greco stereos duro, rigido e da typos impressione.

Evitiamo di fermarci alle prime impressioni

Tutto ciò ci da strumenti per aumentare la comprensione della parola e del suo significato condiviso e diffuso.

stereotipo
ste·re·ò·ti·po/
aggettivo e sostantivo maschile
  1. 1.
    aggettivo
    Relativo al sistema di riproduzione per stereotipia: lastre s.; edizione s.; fig., a proposito di una ripetizione o di una fissità immutabile: i soliti discorsi s. (più com. stereotipato).
  2. 2.
    sostantivo maschile
    In psicologia, qualsiasi opinione rigidamente precostituita e generalizzata, cioè non acquisita sulla base di un’esperienza diretta e che prescinde dalla valutazione dei singoli casi, su persone o gruppi sociali.

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