comunicazione, coppia, genitorialità consapevole, lavoro su di sè

Come permettere ai nostri figli di vivere le emozioni

Spesso ci si lamenta dell’incapacità dei giovani di vivere le proprie emozioni.

In effetti loro non avrebbero alcuna difficoltà, ma noi genitori insegniamo spesso loro a dubitare di ciò che provano o, addirittura, a sconfessare le proprie sensazioni.

Da dove nasce tutto ciò? Quante volte i genitori non accettano ciò che provano i figli, dando più importanza ai fatti piuttosto che alle emozioni e a ciò che i ragazzi sentono.

I bisogni di chi sono?

Facciamo alcuni esempi:
Genitore “Adesso basta, è ora del sonnellino”

Figlio “Ma non sono stanco, voglio disegnare”

Genitore “Adesso è l’ora della nanna, sei stanco e dormi!”.
G “Forza, cammina, non puoi essere già stanco, hai fatto anche il sonnellino”

F “Ma io sono stanco “

G “Non può essere, su, accelera il passo! “
G “Tieni il giubbotto allacciato “

F “Ma io ho caldo “

G “Non puoi avere caldo, allaccialo e basta! “
F “Quel cartone in tv è bellissimo e lo voglio vedere “

G “No, è brutto e diseducativo “

F “Ma a me piace! “

G “Non è possibile! argomento chiuso “

Le emozioni nell’autoascolto e nell’autostima

Non sto dicendo che un bambino debba guardare pessimi cartoni animati o andare in giro mezzo nudo in inverno, ma questo atteggiamento di rifiuto di ciò che prova, invia spesso un messaggio che rischia di creare confusione nei bambini: non è vero che ti senti così, non c’è motivo per sentirsi così, di sicuro ti senti diversamente da come dici.
Sono tutti messaggi che dicono “non sai ascoltarti “, “ciò che provi è sbagliato “.

Loro sanno provare ed esprime ciò che sentono, ma spesso gli adulti glielo impediscono.

Passano gli anni, cominciano a non essere più certi delle loro sensazioni e … ce ne lamentiamo.

E quando invece ci parlano di cosa accade loro, invece di chiedere come si sono sentiti o cosa hanno provato, ci concentriamo su cosa sia successo:

“Oggi Paola ha preso quattro in storia” ed il genitore risponde “E tu avresti saputo rispondere?” invece che chiedere come si è sentita quando la sua amica ha preso quattro.
“Avevo un buco nei pantaloni e tutti mi hanno preso in giro” ed il genitore: “Hai fatto bene a dirmelo. Te lo aggiusto subito “invece di chiedere come si è sentito quando lo hanno deriso.

Mettere i figli a contatto con le proprie emozioni li rende consapevoli delle connessioni tra sentimenti e comportamento.

 

Il mondo dei figli, bambini o adolescenti, verrà affrontato sotto molti aspetti al corso Genitori si diventa. Clicca qui  “Genitori si diventa”.
Cambiamenti Hasya Scuola Counseling Bologna

Ti faccio alcuni esempi?

Non sto dicendo che debba guardare pessimi cartoni animati o andare in giro mezzo nudo in inverno, ma questo atteggiamento di rifiuto di ciò che prova, invia un messaggio: Non è vero che ti senti così, non c’è motivo per sentirsi così, di sicuro ti senti diversamente da come dici.
Sono tutti messaggi che dicono “non sai ascoltarti“, “ciò che provi è sbagliato“.

Sanno provare e glielo impediamo.

Poi non sentono più, e ce ne lamentiamo.

E quando ci parlano di cosa accade loro, non chiediamo mai come si sono sentiti, e ci concentriamo sul cosa è successo: “Oggi Paola ha preso quattro in storia” ed il genitore risponde “E tu avresti saputo rispondere?” invece che chiedere come si è sentita quando la sua amica ha preso quattro.
“Avevo un buco nei pantaloni e tutti mi hanno preso in giro” ed il genitore: “Hai fatto bene a dirmelo. Te lo aggiusto subito“ invece di chiedere come si è sentito quando lo hanno deriso.

Mettere i figli a contatto con le proprie emozioni li rende consapevoli e c’è una connessione diretta tra sentimenti e comportamento.

Il mondo dei figli e degli adolescenti verrà affrontato sotto molti aspetti. Per chiarimenti e domande in occasione del corso clicca qui  “Genitori si diventa”.

0

Lascia un commento