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Come cambia dal 2020 il counseling

Federcounseling ha stabilito che, a partire dall’anno formativo 2020, il titolo di studio minimo per l’accesso alla formazione in counseling sarà il diploma di laurea triennale.

Grande soddisfazione espressa dal Presidente Tommaso Valleri: «Si tratta di una piccola rivoluzione in quanto era dai primi anni novanta che non veniva modificato il titolo di accesso alla formazione in counseling».

«Questa importante modifica» prosegue Valleri «avvicina ancor di più il counseling italiano agli standard internazionali e pone fine a una polemica che andava avanti ormai da troppo tempo».

L’anno formativo 2019 sarà l’ultimo anno in cui gli enti di formazione che seguono i training standard di Federcounseling, potranno iscrivere allievi in possesso del solo diploma di scuola media superiore quinquennale.

Tutti coloro che, privi di una laurea triennale, hanno già conseguito il diploma in counseling, avranno tempo per iscriversi a un’associazione professionale di categoria aderente a Federcounseling fino al 31 dicembre 2023.

 

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Dal 2020 obbligo di laurea per accesso alla formazione triennale in counseling

Tutti coloro che, privi di una laurea triennale, sono attualmente iscritti a un’associazione professionale di categoria, non vedranno modificato il proprio status di socio.

La Federazione sosterrà questa posizione in tutti i tavoli istituzionali in cui è presente.

Obbligo di laurea per i counselor

Federcounseling, con questa delibera del gennaio 2018, ha stabilito che dal 2020 occorrerà la laurea triennale per iscriversi a un corso di counseling e questo indigna qualcuno che considerano tutto ciò una restrizione inutile.

Come responsabile didattico della Accademia di Counseling Olistico “Il Volo” promossa da Hasya concordo (pur con riserve di carattere personale e professionale su tutto ciò.

I motivi delle riserve

1) Tutto ciò risponde sicuramente ad una esigenza minima condivisibile: assicurare all’utenza che il professionista cui ci si rivolge abbia una cultura di base universalmente accettata come sufficiente e soddisfacente. E il mondo della formazione formale quale è il mondo accademico è l’ente di formazione a tutto ciò, per ora.

Almeno la delibera di Federcounseling non fa distinzione tra tipi di laurea non interpretando la laurea come propedeutica alla formazione bensì come semplice “livello culturale minimo di accesso”. Altrimenti gli ingegneri che volessero intraprendere altre strade si troverebbero ingessati e come loro molte delle persone con studi tecnici.

2) Possiamo dire che comunque quanto deliberato è ben congegnato nella sua tempistica. Nessuno degli attuali operatori né degli attuali studenti si troverà impedito nelle sue aspirazioni professionali. I tempi di attuazione della delibera sono tali per cui chiunque oggi faccia parte di questo mondo, come professionista o come studente, nulla ha da temere indipendentemente dai titoli che possiede. Per i futuro certo però che le persone che, pur avendo acquisito cultura e conoscenza sul campo si troveranno davanti un fermo.

3) All’interno del dibattito inter-professionale in corso (penso alla Consensus Conference, alla imminente udienza del Consiglio di Stato, al tavolo UNI) la decisione assunta da Federcounseling rafforza e conferisce autorevolezza all’intero mondo del counseling.

4) Viene solo in aiuto la delibera europea in cui viene dichiarato che tutta la formazione informale cresciuta con l’esperienza potrà essere riconosciuta con opportune pratiche. Tutto ciò però vale per titoli scolastici di grado inferiore alla laurea e si riferisce principalmente alle persone che hanno una professione consolidata da tempo.

A oggi queste strade però sono utilizzate per conferire qualifiche professionali come quella del cuoco, del pizzaiolo   o di un progettista. Che possa essere gestita anche la qualifica professionale del counselor? Confido che ci siano sempre finestre a perte per chi desidera prendere “il Volo”prima che la regolamentazione entri in vigore – questo il link alla proposta di Accademia di Counseling di Hasya.

Riflessioni

Così forse occorrerebbe, a mio avviso, e non so se sia stato fatto ma non mi pare, lasciare una strada aperta nei confronti delle possibili eccezioni, dei possibili casi particolari. Mancherebbe insomma una norma “plastica” o, per dirla in termini giuridici, “in bianco”.

Certo un buon counselor ha cultura, certo ha una formazione specifica, ma assai spesso è la sua storia, il suo percorso personale e di vita, ciò che davvero fa la differenza nell’approccio con l’Altro. A questi aspetti, sostanzialmente radicati nell’esperienza, avrei lasciato uno spiraglio.

Mi spiego meglio: indipendentemente dai titoli posseduti se un professionista mi dimostra di aver lavorato anni in contesti di aiuto, e se mi dimostra che tale lavoro è stato utile ed apprezzato non vedo perché, in ossequio ad un astratto criterio accademico, dovrei negargli il riconoscimento.

Sicuramente la scelta di Federcounseling adeguata e coraggiosa per gestire sopratutto le diatribe con le professioni legate ad albi accademici come quello degli psicologi.

Il counselor formato con Hasya

Il Counselor è un professionista accreditato dalla legge 04/2013. Non cura le malattie,  aiuta le persone in modo globale, fa consulenza  per migliorare la qualità di vita del cliente, sostenendo i suoi punti di forza e le sue capacità di autodeterminazione. Agevolare la consapevolezza delle risorse della persona è l’intento, agevolare la persona ad usarle pienamente. Fa parte di un’associazione senza Ordine, il lavoro è libero, per legge si fonda ‘sull’autonomia, sulle competenze e sull’indipendenza di giudizio intellettuale e tecnico, nel rispetto dei principi di buona fede, dell’affidamento del pubblico e della clientela, della correttezza, dell’ampliamento e della specializzazione dell’offerta dei servizi, della responsabilità del professionista. Il counselor si forma rispettando un regolamento europeo che lo vincola ad una esperienza di formazione triennale con minimo 1500 ore di lavoro di gruppo, tirocinio, esami annuali e sessioni simulate anche in plenaria, tesi parziali e tesi conclusiva. La formazione offerta da Hasya è di tipo olistico, detta anche di tipo umanistico. Possono esserci anche altri approcci diversificati quali quello comportamentistico, ghestaltico, integrato, ecc. Vari sono gli approcci e approfondirli prima di affidarsi ad un counselor  è importante.”

Claudia Poppi

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