comunicazione, genitorialità consapevole, lavoro su di sè

Come sviluppare l’autonomia a ogni età

E’ fondamentale stimolare l’indipendenza del bambino fin da quando è molto piccolo. Ne raccoglierà i frutti quando andrà a scuola e quando dovrà affrontare gli ostacoli della vita. Certo però che l’autonomia non è il caso di fare azioni perché così poi quando sarà grande allora si troverà avvantaggiato. Il senso è molto più amplio quello che risiede nella domanda “Come sviluppare l’autonomia a ogni età”

Un bambino autonomo non è solo frutto della generica buona educazione fornita dai suoi genitori, benSì di consapevolezze educative sviluppate nel tempo, sin da quando è piccolo, e cresciute con lui insieme ai genitori.

I genitori spesso pensano che il bambino ha bisogno di tutto e per questo intervengono continuamente sostituendosi a lui in ogni situazione che potrebbe far fare esperienza di capacità di autonomia.

Sin da quando è piccolo un bambino ha bisogno di cure quanto di modelli di persone che se la sappiano cavare nelle svariate situazioni della vita. A volte però ci sono figure educative che  letteralmente pretendono che il loro figlio sia protagonista delle sue azioni e “sia del gruppo”, ovvero capace di cavarsela come gli altri membri della famiglia. Mmmmm…ciò è in realtà poco sano.

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Cosa è l’autonomia?

Capacità e possibilità di regolarsi secondo proprie leggi o norme, senza ingerenza altrui, nei limiti della propria attività. Una libertà di agire, di pensare che sappia tenere conto del contesto, delle possibilità reali di fattibilità senza limitare desideri e bisogni di scoprire i propri limiti. Agevolare l’autonomia, di se stessi e dell’altro, in questo caso del figlio, permette sopratutto di incamminarsi lungo la strada della conoscenza di se.

Questo è un valore. Conoscere se stessi ha come più elevato significato quello di essere se stessi. E cosa possiamo auspicare per i nostri figli se non quello di essere se stessi ogni giorno di più. Conoscere il proprio modo di pensare, agire, parlare in modo da arricchirsi sempre si più di esperienze per essere sempre più la miglior versione di noi stessi.

Come agevolare l’autonomia?

Abituarlo, sostenendolo, pian piano a reggere il suo biberon ad esempio.

Anche che senta che può reggere il cucchiaio per mangiare da solo è  importante, forse lo meno che ciò avvenga il prima possibile, è importante ascoltare il bambino, sentirlo nel suo desiderio di sperimentare.

Togliere il passeggino quando ormai cammina evitando di portarlo ancora alla scuola materna senza usare le sue gambe.

Sono solo alcune azioni che, come sapienti genitori, possiamo intraprendere per evitare di scivolare nell’abitudine di sostituirci ai nostri figli. Il messaggio che si deve dare sin da piccoli può essere chiaro: mi fido di te, puoi farcela, sfida il mondo diventando grande! 

I genitori invece spesso sono comodi nel sostituirsi al proprio figlio perché non c’è tempo, si correHasya autonomia genitori si diventa bologna sempre! Il tempo è tiranno anche per i nostri figli i quali, per sviluppare abilità di pensiero efficaci ed autonome, hanno bisogno da subito di sentirsi in grado di occuparsi della propria persona, senza supporti inutili. In questo modo si svilupperanno in futuro abilità di sopravvivenza e di problem-solving, capacità di trovare le più diverse alternative per gestire e non subire le situazioni. 

Le azioni mirate sull’autonomia del bambino dentro la casa (che una volta i nostri genitori e nonni intraprendevano senza tanta filosofia perché non c’erano tanti aiuti come oggi) sono il primo passo per generare menti attive ed autonome a scuola e non solo.

Chi sa cavarsela da sempre non ha motivo di chiedere costantemente aiuto nel fare i compiti.

Autonomia? Una marcia in più per chi ha problemi di apprendimento

E anche chi ha problemi di apprendimento ha una marcia in più con dietro genitori che hanno investito  nell’autonomia del proprio figlio da sempre. Il tema dei biSogni e dell’autonomia quanto della responsAbilità è parte della proposta di Anna Caliri e Claudia Poppi che prende il nome di  “Genitori si diventa”

I figli hanno messo ulteriormente noi genitori in una ricerca continua di opportunità quotidiane perché tutti fossero autonomi e collaboranti dentro una famiglia nella quale si doveva investire il triplo perché uno dei membri colmasse le sue notevoli fragilità nel raggiungere un’autonomia di vita.

Oggi Davide mi sfida, tornando a casa all’una di notte dopo aver passato la serata con gli amici. Se lo chiamo al cellulare a volte appositamente non mi risponde, mi dice che è una questione di principio: “Mamma, non mi devi stare addosso!!! Non ti rispondo perché non mi devi controllare, so io quando torno e cosa devo fare”.

Le piccole quanto grandi conquiste d’indipendenza, da scegliere i vestiti a lavarsi i denti da solo, sono fondamentali per una crescita armoniosa.

«Un bambino autonomo è felice perché si sente sicuro e capace» dice Roberto Albani, pediatra. «Quindi prima lo diventa, meglio è». Sì, ma come e, soprattutto, quando si può iniziare a proporgli questi slanci di libertà? Ecco il parere dei nostri esperti.

Azioni pratiche nelle quali sperimentare spazi di autonomia?

Eccone 10 che siamo abituati a sentire e leggere sui libri educativi …sempre fare con un focus che siamo sicuri che sia per loro e non per noi? Quante volte stimoliamo azioni finalizzare alla vera e profonda autonomia che rispecchia il piacere di vivere le azioni quotidiane?

 

Osservate questi spunti che mediamente si trovano o che ci siamo sentiti raccomandare sempre per il fare

1) Mentre il bambino fa qualcosa da solo, voi “fate la telecronaca”, così imparerà a parlare bene

Per sviluppare l’intelligenza linguistica non basta parlare molto al bambino (che comunque serve), ma ancora più utile è un genitore che accompagna con le parole quello che il bambino sta facendo, in questo modo si ha l’opportunità di legare ai pensieri del bambino, ancora astratti, il lessico (le parole) e la sintassi (come si costruisce una frase) della lingua italiana. Senza attaccamenti alla perfezione linguistica naturalmente bensì il piacere di raccontare e stare insieme.

Ad esempio si lascia che un piccolo apra da solo il rubinetto dell’acqua e mentre lo fa il genitore gli dice (scegliendo bene le parole, in modo che sia chiaro il rapporto tra l’azione e il nome dell’oggetto) “alzi la leva del rubinetto…esce l’acqua calda… ora lavi le mani con un po’ di sapone…”. E l’azione va accompagnata “tutte” le volte che il bambino si deve lavare le mani, così potrà memorizzare bene la sequenza delle parole.

2) Abituatelo a mangiare in modo autonomo

Una prima autonomia che va sostenuta in un bambino è quella di mangiare da solo. Si parte durante lo svezzamento mettendogli piccoli pezzi di cibo nel piattino, in modo che se li porti da solo alla bocca, (mentre compie queste azioni non dimenticatevi la “telecronaca” per aiutarlo nello sviluppo linguistico).

Tutto ciò è anche sano per agevolare una consapevolezza ed educazione all’ascolto del proprio bisogno di nutrimento. Evitate di spingere perchè mangi tutto tutto tutto. Al massimo lo butterete via quell’ultimo francobollo di frittata. Agevolate le migliori condizioni di ascolto di se proprio da questi momenti. Se è sazio perchè insistere? Approfittate piuttosto per prendere voi consapevolezza del vostro modo di alimentarvi. Tutto ciò potrebbe fare miracoli anche sulla vostra salute e linea…della bilancia!

Appena più grandicello si passa all’uso del cucchiaino e della forchetta, fino al coltello per tagliare i cibi più morbidi come patate, banane e per spalmare marmellate o formaggini. In parallelo bisogna insegnargli a portare il bicchiere alla bocca e a pulirsi da solo con il tovagliolo. E’ anche buono e interessante coinvolgere i piccoli nella preparazione di torte e biscotti.

Tutte queste attività sviluppano la manualità e l’imparare a maneggiare le posate, come gli adulti, fa crescere l’immagine di sé e l’autostima.

3) Fargli apparecchiare la tavola e imparerà a contare

Il momento dei pasti condivisi è anche ottimo per insegnare attività pratiche che saranno utili per quando andrà a scuola. Senza pensare troppo ai fini dell’apprendimento però, ad esempio chiedergli di mettere in tavola un piatto per la mamma, uno per il papà, uno per il fratellino, sviluppa la capacitò di contare: ‘siamo in quattro, servono quattro piatti’.

Svuotare la lavapiatti e riporre le posate nei cassetti forchette con forchette, cucchiai con cucchiai... rappresenta una prima attività di classificazione.

Inoltre saper apparecchiare richiede di saper allineare i piatti sul bordo del tavolo, con accanto coltello e forchetta, in questo modo il bambino si esercita in un’attività di prescrittura: è come tracciare su un foglio tondi (piatti), bastoni (posate) e puntini (bicchieri).

4) Abituatelo a mettere in ordine i giochi e sarà facilitato nello studio

I genitori possono agevolare fin da subito il concetto di ordine, NON maniacale però, mostrandogli con l’esempio e  fargli rimettere a posto i giochi e in generale a tenere in ordine e ad aver cura delle sue cose. “L’abitudine all’ordine pratico” dice l’esperta “sarà utile quando il bimbo andrà a scuola, infatti è il prerequisito dell’ordine logico, cioè la capacità di mettere ordine fra le conoscenze.”

Se si vorrà facilitare la capacità di studiare con ordine logico, sarà quindi sano e funzionale abituare all’ordine pratico.

5) Per prepararlo alla scrittura abbandonate le matite e dategli una scopa o un rastrello

Per imparare a scrivere bene è molto importante esercitare il bambino all’uso di tutto il braccio. Quindi è meglio evitare, almeno fino ai tre anni, di far impugnare pennarelli e matite, che esercitano solo le punte della dita, ma dargli in mano strumenti più grossolani come scopa o rastrello che coinvolgono tutta la muscolatura del braccio.

Spolverare, spazzare una stanza, rastrellare le foglie in giardino… sono attività che esercitano il piccolo positivamente in compiti di prescrittura pratica e aiutano a prevenire, una volta a scuola, problemi di grafia illeggibile o disgrafia.

6) Saltare la corda, far rimbalzare la palla contro un muro… sono giochi che sviluppano l’intelligenza musicale

L’intelligenza musicale trova le sue radici più profonde in tutte le attività ritmiche. I tipici giochi che si facevano una volta in cortile sono scanditi da ritmi che sviluppano l’intelligenza musicale: Il gioco della campane, in cui si passa saltando con un piede da una casella all’altra, il gioco di far rimbalzare contro un muro, il salto della corda, spesso associato a canzoncine e filastrocche, l’abitudine alle conte.

Sollecitare i bambini a fare questi giochi “di una volta” e svilupperete la sua intelligenza musicale.

7) Imparare a leggere e scrivere: fate dei libretti con le etichette dei suoi alimenti preferiti

La relazione fra orale e scritto può essere precocemente messa in evidenza a partire dalle iscrizioni che i bambini vedono sulle confezioni dei loro alimenti preferiti: i succhi, il latte, i biscotti. Un esercizio utile è quello di staccare le etichette più conosciute dal piccolo e attaccarle sui cartoncini e farne dei libretti da sfogliare insieme.

Inoltre per avviare una buona relazione con la lingua scritta è importante che i genitori si dedichino a leggere libri.

“In genere” dice l’esperta “è opportuno proporre sempre lo stesso libro in modo che il bambino abbia l’opportunità di far proprio il linguaggio elaborato. E ogni tanto collegare l’orale con lo scritto: seguendo col dito il rigo e le parole che vengono lette, indicando i nomi dei personaggi principali, chiedendo al bambino di indicare le parole che inizia a riconoscere o anche solo qualche lettera.

8) Abituatelo a fare i compiti da solo

Se si fanno sempre compiti col proprio figlio invece di aiutarlo si corre il rischio di impigrirlo, inoltre il bambino finisce di convincersi di essere incapace di lavorare da solo, diminuisce così la sua autostima.

La responsabilità di eseguire da solo i compiti fa parte dell’autonomia logica, cioè l’autonomia nell’apprendimento scolastico. Certo i genitori non si devono disinteressare dei compiti, possono mettersi a disposizione del piccolo ma solo per aiuti occasionali.

Questo non significa anche evitare che nasca però l’equazione compiti=solitudine o isolamento. Quindi semplicemente ove lui preferisce inizialmente e poi dedicando spazi adeguati invitarlo semplicemente a prendere il materiale e applicarsi.

9) Le attività extrascolastiche vanno perseguite con impegno senza morirne però!

“Coltivare la perseveranza in attività pratiche è un prerequisito all’impegno costante verso futuri compiti intellettuali” spiega l’esperta. “Ad esempio si osservano bambini che scelgono a fini ludici attività extrascolastiche, sportive o musicali, e le abbandonano alla prima frustrazione o alla richiesta di una più intensa partecipazione.

E i genitori in nome della libertà di scelta del piccolo accondiscendono a queste rinunce, contribuendo ad accrescere l’insicurezza e la mancanza di fiducia del figlio.” I genitori dovrebbero lavorare per favorire e indirizzare i propri figli nel mantenere gli impegni presi in compiti pratici extrascolastici.

10) Aiutatelo a verbalizzare i sentimenti e imparerà la gestione delle emozioni.

Un’altra educazione importante è quella all’intelligenza emotiva. Significa che il genitore è importante che educhi il bambino ad esprimere a parole le proprie emozioni: gioia, entusiasmo, ma soprattutto paura, collera e tristezza. Soprattutto verbalizzando le emozioni negative il bambino saprà contenere i comportamenti violenti e impulsivi.

E questo si fa con l’esempio…voi genitori come ve la cavate con la consapevolezza emotiva? O aggiriamo alle urla la rabbia senza null’altra modalità di relazione?

Per insegnare a dare un nome alle emozioni negative il genitore deve cogliere il momento giusto: vicino all’esplosione di rabbia, ma non in contemporanea.

Quindi bisogna aspettare che il piccolo si sia calmato, e subito affrontare il dialogo con parole come: “Come ti senti? Ti sei proprio arrabbiato…”o  Ti senti triste…” e lanciargli il messaggio che è normale provare quei sentimenti e che anche a voi capita. Gli esempi forniti dai genitori sono molto utili per abituarlo all’autocontrollo.

Alla base della filosofia montessoriana vi è un principio semplice e chiaro: il bambino va educato e sostenuto a fare da solo.

L’autonomia del bambino è un percorso al quale il piccolo arriva con l’esperienza imparando a risolvere da solo problemi quotidiani, ovvero affrontando le difficoltà che si presentano nella vita di ogni giorno.

Maria Montessori diceva: “Insegnare ad un bambino a mangiare, a lavarsi e a vestirsi, è un lavoro ben più lungo, difficile e paziente che imboccarlo, lavarlo e vestirlo”.

(tratto da “Educare alla libertà” di Maria Montessori)

COME SI RAGGIUNGE L’AUTONOMIA DEL BAMBINO?

Affinché un bambino acquisisca competenze autonome è indispensabile che abbia a disposizione gli strumenti giusti per realizzare la sua indipendenza. L’ambiente (e quindi anche la casa) deve essere arredata in modo da garantirgli di praticare attivamente e costantemente la sua autonomia.

Un ambiente montessoriano favorisce certamente l’autonomia del bambino e tra le mura domestiche è facile da realizzare. Innanzitutto poniamoci alla loro altezza, guardiamo l’ambiente che ci circonda con i loro occhi.

STIMOLARE L’AUTONOMIA DEL BAMBINO IN RELAZIONE ALL’IGIENE PERSONALE:

Il bambino impara a lavarsi da solo più facilmente e con più soddisfazione se accede liberamente al lavandino. Per un bimbo ha valore di stimolo prendere lo spazzolino, gestire il dentifricio, arrivare alla saponetta o recuperare da solo l’asciugamano, avere a disposizione il pettine.

Gran parte dei progressi del bambino si ottengono per emulazione dell’adulto: guardo – imito – apprendo, e il corso di questo processo di apprendimento è possibile solo se il bimbo può liberamente fare esperienza.

Una autonomia dell’essere come la agevoliamo se siamo sempre nell’idea che l’autonomia sia nel fare?

L’essere passa per il fare o è il fare che costruisce l’essere?

La disponibilità degli oggetti di uso comune, la loro gestione  e fruizione aiuta il bambino a diventare autonomo. Questa è una regola base che dovrebbe ispirare la vita quotidiana della famiglia e le scelte comuni, volte, appunto, a sostenere e potenziare la crescita dei figli, ciò vale anche rispetto all’organizzazione della casa.

I figli sono frecce nell’arco della vita e, probabilmente , molti genitori desiderano che i propri figli brillino nel firmamento per creatività, capacità di fare impresa essere innovativi e cc ecc….certo è che una coincidenza potrebbessere che molte delle figure di spicco del mondo imprenditoria innovativo ha svilpullato la propria formazione del primo decennio di vita con percorsi e metodi didattici fuori dai metodi tradizionali.

L’intelligenza, dunque, non è innata ma si costruisce lungo l’arco della vita, prevalentemente sulla base delle esperienze che viviamo. L’intelligenza, secondo Feuerstein, è la propensione dell’organismo a modificarsi nella sua struttura cognitiva, in risposta al bisogno di adattarsi a nuovi stimoli, di origine interna o esterna che siano.

Vi sono altri due presupposti su cui il metodo si fonda: l’approccio olistico alla persona, che deve essere considerata nel suo insieme e non come una sommatoria di funzioni cognitive ed emotive e l’efficacia dell’apprendimento mediato, ovvero quella forma di relazione d’apprendimento in cui il soggetto è “guidato” verso l’apprendimento da un altro soggetto.

Vieni a Conoscere la nostra proposta. Anna Caliri e Claudia Poppi saranno a disponibili per chiarimenti e domande in occasione del corso “Genitori si diventa”

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