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Adolescenza: come vivi quella di tuo figlio?

Sempre più spesso sentiamo parlare di adolescenza come di un periodo della vita dei ragazzi che si deve attraversare come una prova di “sopravvivenza”. Certo, le differenze dalla stagione precedente, ricca di spensieratezza, risate, giochi sembrano molto marcate e lo sono anche quelle dalla stagione futura apparentemente lontana proprio da quell’avventura e follia, quasi incastrata in un forte senso di responsabilità e impegno.

Ma se è questo il quadro che viene dipinto agli occhi dei ragazzi dalle figure educative che si trovano nei loro ambienti quotidiani, se questa è la musica incalzante che sentono ogni giorno a scuola, a casa, nello sport dalle voci degli adulti, forse è chiaro che diventa poco facile volere attraversare fino in fondo questo periodo.

Cosa possiamo fare?

Come possiamo essere vicini agli adolescenti e accompagnarli serenamente? Il vero nodo della questione è proprio questo: non si tratta della nostra adolescenza, ma della loro. Quello che siamo chiamati a fare è prendere consapevolezza di come sia proprio il ruolo degli adulti che deve traghettare, affinché nel nostro cambiamento ragazzi si sentano liberi di vivere il loro.

Abbiamo passato tanti anni a dare la mano ai nostri bambini ogni qualvolta ci fossimo trovati ad attraversare una strada. Quel dar loro la mano non significava “tu non sai fare”, ma era un “poni attenzione”. Ed è proprio questa attenzione che loro hanno appreso giorno dopo giorno, è proprio questo insegnamento che nell’ adolescenza si trovano a voler testare, sperimentare, contrastare.

La storia e l’evoluzione dell’umanità si ripete anche in quel microcosmo che sono gli adolescenti: “Sarò in grado di riprendere e applicare ciò che ho visto fare?”, “Sono sicuro che sia l’unico modo per ottenere quel risultato?”…ma soprattutto 

“E’ veramente ciò che io voglio?”

Queste, come tante altre, sono le domande che i ragazzi si fanno e che, se chiudiamo gli occhi e andiamo indietro con la mente, ci siamo fatti anche noi.

A volte sembra quasi che con il voler gestire la vita degli adolescenti cerchiamo di correggere le nostre piccole mancanze o imperfezione di quegli anni. E se la frase dovesse essere corretta da “Come vivi l’Adolescenza di tuo figlio” a “Come vivi l’essere genitore mentre tuo figlio vive la sua adolescenza?”

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Quanto ti senti impotente di fronte suoi silenzi, estraneo al suo mondo fatto di nuove frasi mai ascoltate, di musica, di risate lontane dal tuo essere adulto …Non è forse sano che il mondo vada avanti nel continuo cambiamento dell’evoluzione? E’ proprio la serenità e la tranquillità degli adulti che permetterà un approccio rassicurante, protettivo e al tempo stesso propositivo ed esplorativo.

Questi temi saranno trattati da Anna Caliri e Claudia Poppi in occasione del corso “Genitori si Diventa”-  clicca qui per approfondire e programmare la tua adesione.

Come vivi l’Adolescenza di tuo figlio?

Quando i bambini hanno pochi mesi e iniziano a muovere i primi passi, siamo tutti propensi a far fare loro questa splendida esperienza del “perdere l’equilibrio” per trovarne uno nuovo. Possono cadere più e più volte e troveranno sempre la voce tranquilla di chi ripete “Trova il tuo equilibrio, so che ce la farai a camminare presto”.

I bambini imparano a camminare in modi differenti fra loro e spesso differenti da come abbiamo fatto noi, ma non per questo vengono condizionati e giudicati. Eppure, chissà perché, quando crescono sembra che gli adulti perdano quelle loro sicurezze del ruolo che hanno. A volte sembra che fare i genitori di un bambino sia più semplice dell’essere genitore di un adolescente….

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E se fossimo noi quelli che fanno fatica ad attraversare questa fase?

Lasciamoci guidare dalla consapevolezza e dal confronto, lasciamoci guidare dall’ascolto continuo dei ragazzi dando loro un punto fermo, una guida, una fune a cui potersi riposare, un porto in cui sapere di poter rientrare senza essere giudicati o colpevolizzati o obbligati a restare. I conflitti con noi stessi diventano conflitti con loro e questo rischia di scatenare guerre senza né vincitori né vinti. Le navi attraversano le tempeste se ogni membro dell’equipaggio si preoccupa di mantenere il proprio ruolo e trasmettere agli altri proprio la tranquillità di quel ruolo, pur sapendo che la tempesta fa paura a tutti e che le incertezze di quel mare, di quel cielo burrascoso, sono tante. Quando parliamo di tranquillità non vogliamo nascondere la testa sottocoperta e far finta che ci sia sempre il sole, ma è la tranquillità di chi si fida del suo ruolo e del suo equipaggio, pronto e preparato ai vari imprevisti di ogni navigazione.

 

Molliamo gli ormeggi?

Durante la loro navigazione in mare aperto adeguiamo il nostro abbraccio affinché i giovani equipaggi che partono con piccole imbarcazioni possano sapere di avere un porto che li accoglie, sia che rientrino con una zattera o con una grande nave, come un abbraccio presente, ma non per questo imposto.

Impariamo ad amare in loro il non essere noi e in noi il non essere loro.

 

Di tutto ciò e di molto altro parleremo insieme in occasione dell’iniziativa “Genitori si diventa” organizzato e promossa dall’Ass. Hasya con il patrocinio della Città Metropolitana di Bologna e del Comune di Modena.

Vieni a Conoscere la nostra proposta. Anna Caliri e Claudia Poppi saranno a disponibili per chiarimenti e domande in occasione del corso “Genitori si diventa”

Se invece ai già deciso? Allora sei dei nostri Per preIscriverti prosegui qui.

 

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Comments (1)

  1. Mirco Guerrieri:

    Articolo molto bello, semplice, mirato, con un linguaggio semplice.
    Ciò che mi ha colpito è l’utlima parte che riguarda “la navigazione”.
    MOTLO MOLTO BELLO!!!!!!!!!

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