comunicazione, genitorialità consapevole, lavoro su di sè, perCorsi

Come è la comunicazione ai tempi della Millennial Generation

Quante volte ci siamo soffermati a riflettere su cosa sia la comunicazione? Cosa ti porta alla mente questo termine e come, negli anni, é cambiare in te la percezione del suo significato?

Comunicare o dire?

Spesso tendiamo a confondere il verbo comunicare con il verbo dire … ma è tutto qui?

Sappiamo benissimo che non è così, lo sanno molto bene i genitori di ragazzi con problematiche linguistiche, lo sanno benissimo i figli di genitori affetti da malattie croniche, ma lo sanno altrettanto bene tutte quelle persone che , in viaggio per il mondo o a passeggio per la propria città, trovano nelle espressioni facciali, nel suono della voce, nei comportamenti di sconosciuti ( spesso di nazionalità diverse ) un differente approccio alla comunicazione che va oltre la semplice parola. Il tema della comunicazione è uno dei temi centranti del corso “Genitori si Diventa”tenuto da Anna Caliri e Claudia Poppi –  clicca qui per approfondire e programmare la tua adesione.

Nuove “parole” 

E allora proviamo ad osservare come sia cambiata negli anni la comunicazione con i nostri figli. Quante volte abbiamo accettato di non “parlare” la loro lingua e quante volte questo viaggio su binari differenti ci ha spaventato più che incuriosito?

Ricordi quando eri perfettamente in grado di distinguere un pianto di disagio da quello di noia o di fame? E chi non era abituato alla quotidianità nella vita dei tuoi figli, ti guardava stralunato chiedendoti “Ma come fai a capirlo se non parla ancora?” … ti sei soffermato a domandarti come potessi essere cosi certo di cosa tuo figlio ti stesse comunicando? Forse, in parte, era dovuto ad un piccolo sforzo che ogni giorno facevi senza rendertene conto: lo osservavi e lo ascoltavi.

Parlare con il cuore 

Poi i bambini sono cresciuti, hanno imparato la nostra lingua e noi, invece di salvare il canale di comunicazione, spesso, siamo siamo passati a quello linguistico… perdendo pian piano quel meraviglioso spirito di osservazione/comunicazione proprio dei primi tempi.

Continuano a crescere, il loro mondo si amplia, entrano nuove figure che parlano altre linguaggi, nuovi sistemi che spesso non sappiamo identificare come loro nuovi canali di comunicazione.

 

Cellulari e social

Il più “chiacchierato” di questi ultimi anni sembra proprio il cellulare. Un elemento che appariva cosi innocuo nel momento in cui abbiamo deciso di offrirlo nelle loro mani. Già, perché sembra che la maggior parte di noi si sia dimenticata che i nostri figli hanno ricevuto proprio dai familiari il primo cellulare.

Una volta ho sentito una mamma dire “ … così adesso posso sapere sempre dove si trova ed essere più tranquilla” e dopo un paio di anni ascoltavo dalla stessa voce “ Non mi risponde mai e non so più dov’è da quando gira con quell’aggeggio fra le mani”

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Leggi il mio diario?

Provo a raccontarti una serie di piccole constatazioni fatte, negli ultimi anni, osservando ciò che i ragazzi comunicano e “urlano” utilizzando appunto il cellulare e i social ad esso collegati (quasi come un vecchio diario segreto con il lucchetto difettoso) … e proviamo a chiederci se anche noi utilizziamo, più o meno consapevolmente, gli stessi sistemi?

Finestre socchiuse

Come cambia la foto del profilo? Sono paesaggi che portano ad un sogno, sono primi piani che sottolineano la voglia di essere, sono foto di amici o di feste che rafforzano l’appartenenza al gruppo dei pari, sono foto con i nuovi amore che fanno perdere l’identità del singolo dentro un NOI ricco di aspettative …

E i post? Le storie che appaiono velocemente, per poche ore, una foto per raccontare una risata, una frase per fermare una nota di malinconia o tristezza, una canzone che li faccia sentire vivi, una sigaretta o un bicchiere di vino che li faccia sentire grandi…

 

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Poche ore di me

Tutto questo per poche ore, in genere non più di 24… perché poi tutto passa e si ricomincia … E allora trovi messaggi di aiuto che chiedono “Chi mi fa compagnia?” o “Dimmi cosa pensi di me”

E tutto questo non è forse comunicazione? Ma quante volte ci soffermiamo a leggere queste loro nuove “parole”? Quante volte ci avviciniamo con il nostro vecchio modo di comunicare e li abbracciamo, in silenzio, solo per far sentir loro CI SONO, SONO QUI, sento il tuo pianto e le tue risate proprio come quando eri piccolo e mi avvicinavo in punta di piedi alla porta della tua stanza per OSSERVARTI prima di intervenire, per CAPIRTI prima di agire, per ESSERCI prima di darti.

Noi ci saremo con la proposta del corso “Genitori si Diventa”tenuto da Anna Caliri e Claudia Poppi –  clicca qui per approfondire e programmare la tua adesione  dove il tema della comunicazione a 360° è uno dei temi centranti.

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