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A cosa servono i traumi secondo Lise Bourbeau

Quando anni fa lessi“Le 5 ferite” di Lise Bourbeau mi sembrò interessante.

Immediatamente si attivarono in me varie vocine del tipo: io io io….si si ci sono anche io …ho questa ferita, questa e anche questa…insomma…le ho proprio tutte….oooohhh mamma mia e ora come faccio…sono proprio sfortunata. E si…proprio messa male….”

E cosi fui presa dallo sconforto e la frase migliore che mi risuonava nella mente era “me tapina”…e un senso di sconforto e di impotenza che non vi dico…avevo 22 anni!

Strada se ne fa a prescindere dai traumi e dalle ferite ed è proprio la strada che si fa che ci fa accorgere di come i traumi siano veramente strumenti potenti che abbiamo a disposizione per camminare nella vita.

Quindi…esistono sicuramente delle ferite che ci influenzano  e possono influenzarci negativamente, impaurirci, frenarci, o ferite che divengono occasioni di consapevolezza e trasformAzione.

Molto dipende dai punti di vista.

Il tema chiave delle ferite è l’uso che ne facciamo. Se le usiamo per chiudere o per aprire porte?

La differenza la facciamo sempre noi

Tutti, indistintamente, chi più chi meno, viviamo dei traumi nel corso della vita.

Spesso ci si mette nella situazione di vittime proprio per poter dire che “SUBUIAMO” dei traumi….e forse tutto questo non ha un suo perché?

Come le viviamo queste che in monto, prendendone le distante, sono esperienze?

Nell’ottica di ferite che viviamo come ostacoli alla vita perfetta che avremmo voluto non le etichettiamo già come traumi da superare e così non le stiamo forse etichettando in modo negativo? Tutto ciò è funzionale alla qualità della nostra vita?

Certo, ci sono traumi e traumi, e la prospettiva della Bourbeau come può agevolarci ?

a prendere coscienza di quello che viviamo e abbiamo vissuto.

Evitiamo le etichette …sopratutto quella di vittima di ingiustizia o di abbandono che sia.

Ecco quindi che riprendo dai suoi libri riferimenti di chiarimento

Le 5 ferite secondo Lise Bourbeau

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La Bourbeau individua 5 ferite principali che, a suo parere, ci impediscono di essere autentici: rifiuto, abbandono, ingiustizia, umiliazione e tradimento. Queste ferite dipenderebbero da traumi vissuti nell’infanzia, percepiti in modo minaccioso per la propria sopravvivenza fisica ed emotiva. Nella primissima infanzia il bimbo dipende infatti totalmente dall’adulto e quindi, se ha paura di alienarselo, sviluppa delle maschere di adeguamento.

Rifiuto

Secondo Lise Bourbeau la ferita del rifiuto può manifestarsi già nel grembo materno qualora la madre sia contraria alla nascita del figlio o comunque triste per l’evento. La reazione di contrarietà, specie se espressa anche verbalmente, provocherebbe la ferita del rifiuto e una sensazione di minaccia reale per la sopravvivenza. La conseguenza? Una forte angoscia esistenziale in età adulta. Rifiuto: maschera del fuggitivo

Abbandono

A volte l’abbandono va di pari passo con il rifiuto ma non sempre. Può colpire bambini che sono stati effettivamente abbandonati o che hanno subito traumi collegati all’abbandono, pur vivendo in famiglia. Abbandono: maschera del dipendente

Umiliazione

L’umiliazione può subentrare tra i 2 e i 5 anni di età e dipenderebbe dalla vergogna provata in relazione a certe parti del corpo e al controllo degli sfinteri. Umiliazione: maschera del masochista

Tradimento

Il tradimento viene percepito dal bambino in relazione al genitore di sesso opposto. Il bambino prova gelosia nei suoi confronti ma non lo dice apertamente e questo fa sì che la ferita si interiorizzi. Tradimento: maschera del controllore

Ingiustizia

L’ingiustizia è una ferita che solitamente si manifesta tra i 4 e i 6 anni verso il genitore dello stesso sesso. Si ripresenta nell’età adulta in relazione a figure autorevoli. E’ legata alle aspettative del genitore verso il figlio. Ingiustizia: maschera del rigido

Queste diverse ferite provocherebbero in età adulta specifici comportamenti di difesa tesi a impedire all’individuo di rivivere la sofferenza passata, intrappolandolo in relazioni e situazioni vincolanti. Questi meccanismi comportamentali automatici prendono il nome di maschere e si manifestano sia sul piano psicologico che fisico, attraverso determinati tratti somatici del volto e conformazioni del corpo.

 

Le caratteristiche delle 5 maschere

Il fuggitivo: dal punto di vista fisico ha un corpo striminzito, occhi piccoli e impauriti, dal punto di vista caratteriale alterna spesso alti e bassi di umore, ha una bassa autostima perché si crede una nullità, si sente incompreso e distaccato dalla realtà materiale. Ha poco appetito e può facilmente soffrire di attacchi di panico.

Il dipendente: ha un corpo sottile e floscio, occhi grandi e dallo sguardo malinconico, si sente vittima, è empatico e bisognoso di consigli, ha paura della solitudine e mangia bene.

Il masochista: ha un corpo tondo e abbastanza grosso, occhi grandi e tondi, può provare vergogna di sè e degli altri, tende a farsi carico di troppe cose, ha molti sensi di colpa. Teme la libertà

Il controllore: ha un corpo energico e uno sguardo seducente, si ritiene forte e ha molte aspettative, è impaziente, intollerante, manipolatore. Ha paura della separazione e del rinnegamento, ha un buon appetito e mangia veloce.

Il rigido: ha un corpo rigido e ben proporzionato, uno sguardo vivace, è perfezionista e dinamico, la voce secca, tende a far fatica a ricevere e teme la freddezza. Ama i cibi croccanti.

Come uscirne

Accettando, riconoscendo e metabolizzando le proprie maschere, stando alle teorie dell’autrice, sarebbe possibile eliminarle e ritornare a essere se stessi.

Personalmente non sono convinta che la soluzione sia eliminarle, benSì trasformarle e chissà quale miracolo saremo in grado di realizzare.

E come dice Jeff Foster non si guarisce da un trauma, e nessuno ci guarirà mai.

 

Non sei rotto, sei infrangibile.

Jeff Foster

Semplicemente , attraverso l’esperienza, possiamo riconnetterci con quel sacro spazio in noi che non è mai stato traumatizzato mai lo sarà. Mai spezzato e mai lo sarà. Mai danneggiato dal principio: il tuo vero Sè, assoluto e sempre presente, innocente e libero.

 

La forma passa, sempre passa. La formAzione crea l’occasione di darci la forma più sana e funzionale che possiamo avere per realizzare una sempre maggior resilienza interiore ed esteriore. E in tutto ciò… tu rimani.

Claudia Poppi

 

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