Ansia, comunicazione, lavoro su di sè

Blocchi emotivi e liberazione: l’approccio di Giuseppe Pagliaro e Hasya

Ricordate l’intervista fatta a Giuseppe, il nostro docente? In quell’occasione vi avevamo promesso di parlare del suo metodo e dell’approccio generale di Hasya, quella che Giuseppe ha chiamato “Palestra della consapevolezza” nella sua associazione Kirone. Hasya mantiene le promesse…ecco di cosa stavamo parlando.

Blocchi, emozioni e consapevolezza: Come tornare a vivere pienamente

liberarsi dei blocchi emotivi

Il metodo si articola attraverso tre fasi:
1. La spiegazione teorica del tema in questione, di cosa genera eventuali blocchi e di cosa ne permette la risoluzione o l’allentamento.

2. L’esperienza diretta di quell’aspetto specifico (ad es, la rabbia o la tenerezza) attraverso tecniche psico-corporee di vario tipo (Meditazione, inquiry, energetica, respiro, viasualizzazioni, role playng, etc…). Questa fase permette alla persona di sperimentare quanto si sente fluida o bloccata rispetto a certi aspetti, di osservare senza giudizio quali sono le tensioni,le paure o le convinzioni che limitano l’espressione di sè e infine di provare modalità nuove di entrare in relazione con se stesso e con gli altri.

3. Nell’ultima parte dei laboratori riportiamo l’esperienza diretta su un piano di elaborazione mentale per capire dove nasce il blocco, come influenza la nostra vita e come possiamo sostenerci per fare dei passi nella direzione della nostra crescita.

Chiaramente non si tratta di una “terapia” ma di un processo di crescita personale in cui riconosco le mie difficoltà, ne prendo consapevolezza senza giudicarmi e, gradualmente, cerco di andare oltre i miei schemi di inibizione sperimentando, prima nei laboratori e poi nella vita di tutti i giorni, modi più maturi di accogliere e di esprimere la mia verità.

Blocchi emotivi: perchè accettarli e trasformarli

blocchi emotivi

Le tensioni che ci ingabbiano non sono “sbagliate”, sono una naturale ed intelligente risposta del sistema al dolore; sono quanto di meglio il nostro Essere può fare per adattarsi a quello che succede in certi momenti della nostra vita. Semmai possiamo definire queste tensioni come “inadeguate”, in quanto continuano a persistere anche dopo che la situazione che le ha generate è passata.

Questo accade perchè le nostre difese sono automatiche e ripetitive e quindi continuano ad essere attive anche quando il “pericolo è cessato”, per paura che da un momento all’altro possa ripresentarsi. Purtroppo quello che succede è che, mentre prima le difese ci proteggevano dal dolore, adesso lo creano, ovvero proiettano all’esterno la possibilità che possa ripresentarsi una situazione simile a quella che ha generato la ferita.

Questo meccanismo fa si che dentro di noi venga generata una sensazione di insicurezza, fragilità e di inadeguatezza, inoltre le difese sostengono una percezione dell’esterno come un luogo pericologo, pronto a ferirci e degli altri come degli esseri pronti a giudicarci, abbandonarci, ferirci in qualche modo (è questa la proiezione di qualcosa del passato sul presente).

Una volta riconosciuti i meccanismi che generano questa tensione, una volta compreso che una parte di te continua a vivere nel passato puoi iniziare a “risvegliarti al momento presente”, ovvero ad osservare consapevolmente che nel qui ed ora non esiste motivo per mantenere questa tensione.

Il nostro approccio sostiene queste consapevolezze, promuove un atteggiamento amorevole e non giudicante nei nostri confronti ed offre degli strumenti per riattivare le risorse/energie al fine di riallineare la nostra vita con il nostro sentire e con i nostri desideri.

Esprimere le emozioni è naturale, tutti i bambini piccoli lo fanno, ma ad un certo punto iniziamo a modulare l’espressione delle emozioni, a bloccarci, perchè facciamo esperienza del fatto che in famiglia alcuni aspetti di noi sono accolti e premiati mentre altri sono giudicati, puniti o criticati.

Col tempo impariamo ad essere sempre più come ci vogliono per evitare di sentirci rifiutati, giudicati e per sentirci parte della famiglia, per sentirci amati e riconosciuti. Questa, in modo molto semplificato, è la base dello sviluppo del nostro carattere: da grandi avremo difficoltà ad esprimere quello che non sentivamo accolto durante l’infanzia mentre cercheremo di mostrarci come credevamo di dover essere da piccoli per essere accettati.

Per fortuna la nostra parte più autentica e vera non ci sta a questa censura, a questa “dittatura della mente”, e quindi usa segnali di disagio fisici ed emozionali per comunicarci che stiamo bloccando la nostra verità, la nostra autenticità e la nostra libertà.

Accogliere i nostri blocchi, osservarli senza giudicarli, comprenderli e liberarli permette al nostro vero sè di emergere e di farci vivere la vita che vogliamo, come la vogliamo, pienamente, nella completa accettazione di noi stessi.

 

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