Ansia, Gioia, lavoro su di sè, professione

Cosa fa il counselor?

Bella domanda!

La vicina di casa, la zia, la nonna, la curandera, lo sciamano…un mondo di figure nel passato formavano la rete di relazioni di aiuto. Oggi la rete è meno fitta e queste figure si sono trasformate. A volte c’è bisogno di un counselor.

Perchè il Counseling oggi?

Cosa ha fatto nascere questa figura?

Relazioni di aiuto di tipo informale sono sempre esistiti nella storia dell’umanità, figuriamoci se una spalla su cui piangere non fosse presente nella tribù, nel gruppo o in famiglia! Certo però che c’è una bella differenza tra avere una spalla su cui piangere e una persona competente che sa tenere uno sguardo autonomo, osservante e non giudicante rispetto ai problemi  che coinvolgono la persona.
Si è vero. Solo nell’era industriale che si sono sviluppate in modo più strutturato queste figure…..In passato era la rete di rapporti sociali che offriva principalmente un supporto continuo alle persone.
Esistevano varie le figure di riferimento (anziani, sacerdoti, membri significativi della comunità) che fornivano un supporto “psicologico” in caso di bisogno.

Complici tutti cambiamenti sociali, economici e familiari il dato di fatto è che potrebbe essere proprio sano trovare fuori da contesti consueti un punto di vista aperto e pulito.

Quante volte ci ritroviamo soli con i nostri problemi? Problemi che sono collegati con i molteplici ruoli che ci ritroviamo a ricoprire (ruolo professionale, ruolo all’interno della famiglia, ruoli nell’ambito della società in genere, ecc.).
cosa fa il counselor

E ora?

Può capitarci di non parlarne con nessuno, e in tal caso possiamo sentirci soli e isolati, e quindi impotenti e privi di speranza. Oppure possiamo scegliere di parlarne con le persone che ci sono più vicine, ma non sempre si rivela utile spesso proprio per il coinvolgimento affettivo di tipo amicale o familiare presente.
E qui Carl Jung ci insegna proprio come siano i coinvolgimenti affettivi a generare delle trappole di credenze disfunzionali che generano comportamenti ripetitivi. Se non li vediamo in modo distaccato rischiamo di ereditarli in modo inconsapevole e trascinarceli come un fardello. Chi meglio di una persona allenata a vedere tutto ciò può esserci di supporto a sciogliere queste catene?
Cosa fare allora? È possibile diventare il counselor di te stesso sperimentando un percorso ricco e nutriente, stimolante e funzionale per acquisire nuove aperture di approccio alle complessità della vita; o rivolgerti ad un counselor professionista, formato magari in ambiti specifici, collegato agli argomenti nel quale sei maggiormente coinvolto.

Fare un percorso di counseling o diventare tu un counselor?

Il confronto con un counselor ti permette di sentirti compreso, di prendere le distanze dai tuoi problemi, di intravedere nuove possibilità…e di darti la possibilità di intraprenderle!

Il Counseling non è una Psicoterapia: non si ricorre al Counseling  per “curarsi”, bensì per avere cura, per apprendere nuovi modi di rapportarsi con gli ostacoli che si incontrano…e in cui a volte si inciampa letteralmente!
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Claudia Poppi
Responsabile Progetti FormAttivi

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