Didattica EE

Enneagramma: Didattica e contenuti

  • Fare verità su noi stessi, prendere coscienza dei nostri modelli di comportamento, delle credenze e dei filtri che condizionano la nostra vita;
  • Renderci consapevoli della nostra unicità e al tempo stesso delle similitudini con gli altri, favorendo la comprensione e l’empatia, poiché permette di scoprire che molta sofferenza nel rapporto con gli altri dipende dal fatto che si è ciechi al loro modo di vedere; 
  • Proporre un cammino dinamico di crescita umana e spirituale alla luce di un’accresciuta consapevolezza delle strutture limitanti della nostra personalità, delle nostre compulsioni, dei nostri meccanismi di difesa, ma anche dei nostri doni e virtù
MACROPERCORSO proposto a vari livelli di profondità a seconda del tipo di corso (base, avanzato, momotematico)
1 Introduzione
2 Il simbolo e la caduta
3 Lo stato dell’arte – Gli Enneatipi
4 Ritorno al Paradiso Perduto
1 Introduzione
George Ivanovich Gurdjieff, filosofo, scrittore e mistico armeno, che nonostante la fama controversa ebbe comunque il merito di diffondere il simbolo dell’Enneagramma in Occidente, spiega in modo semplice ed efficace la nostra dualità:
“L’uomo è costituito da due parti essenza e personalità. 
L’essenza è ciò che è suo.
La personalità “ciò che non è suo.
Ciò che non è suo vuol dire: ciò che gli è venuto dall’esterno, quello che ha appreso, quello che riflette; tutte le tracce di impressioni esteriori rimaste nella memoria e nelle sensazioni, tutte le parole e tutti i movimenti che gli sono stati insegnati…”
In tutto ciò la personalità gioca un ruolo importante: più è consolidata, stratificata, complessa, più farà da schermo all’emergere dell’Essenza
Il cammino è ritrovare se stessi e applicare l’osservazione e la conoscenza di sé nella vita di tutti i giorni. Se comprendiamo la nostra essenza possiamo impegnarci a trasformare la personalità, che è il nostro contatto con la realtà, le situazioni, le persone, in modo tale che assomigli sempre di più all’essenza (ciò che è nostro) e sempre meno alle maschere che indossiamo (ciò che non è nostro). Più siamo ciò che è nostro, più la vita è armoniosa, semplice e felice. 
“Ho sempre cercato la forza e la fiducia al di fuori di me, ma queste vengono dal di dentro. Sono là tutto il tempo” – Anna Freud
2 Il simbolo e la caduta
Gurdjieff spiegava che il simbolo dell’Enneagramma è composto da tre figure geometriche che interagendo in modo dinamico nello spazio e nel tempo rappresentano le tre leggi divine che regolano tutta l’esistenza e raccontano la nostra storia di esseri umani interagenti con l’Universo.
La prima di queste parti è il cerchio, mandala universale che rappresenta l’unità, la totalità e l’unicità. In tutte le tradizioni filosofiche, religiose e spirituali rappresenta la compiutezza e la perfezione, l’unione, ciò che non ha inizio né fine. Nel pensiero di Gurdjieff, che utilizzava l’enneagramma non per studiare la personalità ma le leggi dell’universo, cioè le leggi secondo le quali i fenomeni dell’universo, dal più piccolo più grande, dal microcosmo al macrocosmo, si creano e si trasformano, il cerchio rappresenta la Legge dell’Uno, cioè l’identità del fenomeno che si sta studiando.
La nostra natura essenziale può allora essere rappresentata dal cerchio, perché è la condizione originale dell’anima, perfetta, compiuta, eterna, non ha inizio né fine, è quello che siamo quando siamo liberi dall’esperienza del passato, è il nostro stato quando veniamo al mondo.
Il triangolo rappresenta secondo Gurdjieff la legge del Tre, cioè la legge della Creazione. Dal punto di vista spirituale e per quanto riguarda la comprensione del messaggio spirituale dell’Enneagramma, il triangolo rappresenta quella che viene definita la caduta, cioè il processo attraverso quale perdiamo coscienza e contatto della nostra essenza, la nostra vera natura, e costruiamo la maschera, la struttura dell’ego, la personalità.
Nel lavoro spirituale, spesso si descrive questa perdita come “essere addormentato”, cioè entrare in un stato di ignoranza e oscurità, avendo perduto ciò che è innato e incondizionato nei primissimi anni di vita fino a quando, verso i quattro anni, la percezione dell’essenza è andata quasi completamente perduta. 
Il punto 9 nella parte superiore del triangolo, rappresenta il principio di base da cui inizia lo sviluppo dell’ego: la perdita di contatto con la nostra Vera Natura, l’istante esatto in cui ci dimentichiamo del nostro Vero Sè. 
Questa perdita di consapevolezza della nostra natura essenziale provoca un vero e proprio stato di allarme, che nel bambino viene percepito fisicamente come distacco dalla figura materna, e provoca un senso di perdita, di abbandono, di pericolo per la sopravvivenza sia fisica che emotiva, che genera prima di tutto il sentimento della paura. Ecco il senso della caduta, che si legge anche intuitivamente nel triangolo: dal punto 9, cioè da punto del distacco, della dimenticanza di sé,  “cadiamo” al punto 6, che rappresenta la paura di non sopravvivere.
È un terrore ancestrale, un vuoto che l’essere umano sperimenta come qualcosa che minaccia la sua la vita e che cerca disperatamente di riempire, avanzando nel processo di sviluppo dell’ego verso il punto 3. Questo processo, che diventa più elaborato e raffinato man mano che cresce, consiste nel cercare all’esterno qualcosa che assomigli a ciò che manca, un succedaneo, un’imitazione, quella cosa di cui sente una profonda nostalgia ma che non ricorda più cos’è.
Questa ricerca può assumere la forma di cercare il successo nel mondo per riempire il vuoto dell’impotenza, cercare il riconoscimento o accumulare oggetti di valore per riempire il vuoto della carenza, fare qualcosa che sia considerato socialmente importante per colmare il vuoto dell’inutilità, scalare montagne per riempire il vuoto della debolezza, cercare un compagno per riempire il vuoto di non sentirsi degni di amore, e così via. Il punto 3 è infatti associato alla vanità, intesa come tentativo di imitare l’immagine intera con una immagine esterna artificiale.
La reazione alla caduta consiste pertanto nel creare una struttura succedanea che ci dia la sensazione di avere riparato al catastrofico evento, dato che ci è impossibile ritornare al nostro Paradiso perduto.
3 Lo stato dell’arte: gli Enneatipi
La terza figura che compone il simbolo è l’esade, costruita all’interno del cerchio in base a una formula matematica e che determina i punti adiacenti, a destra e a sinistra,  ai tre punti del triangolo. I nove punti risultanti vengono definiti Enneatipi. A questo punto della nostra storia, i punti 9, 6 e 3 non rappresentano più i punti focali del processo della caduta, ma rientrano nelle dinamiche esistenziali insieme agli altri: diventano noi.
Il punto Nove e i punti adiacenti ad esso, Otto e Uno, formano l’angolo dell’”indolenza” dell’Enneagramma, il che significa che tutti questi tipi presentano una connessione sottostante nell’“essere addormentato”, la perdita di contatto con l’Essenza e il conseguente orientamento verso l’esterno. L’idea è che essere addormentati alla nostra Vera Natura e non fare nulla per svegliarci dal sogno dell’incoscienza è pigrizia: non facciamo ciò che è necessario.
Seguendo la direzione del movimento all’interno del triangolo, il passo successivo nello sviluppo della personalità è rappresentato dal punto Sei, che ha come adiacenti il Cinque e il Sette. Questo angolo dell’Enneagramma, è l’angolo della “paura” e rappresenta la paura che si produce nell’anima a seguito delle fratture nell’ambiente di sostegno che causano l’allontanamento dall’Essenza e, in modo circolare, la paura che nasce a causa della perdita di questo contatto.
La persona esterna che presentiamo al mondo, che è spesso considerata l’immagine di sé, è solo la manifestazione più esterna di questo ritratto interiore di noi. Tutti gli enneatipi nell’angolo della “Vanità dell’Immagine“”, Tre, Due e Quattro, si preoccupano dell’immagine, sia per quanto riguarda ciò che si presenta esternamente che per l’immagine formata internamente. 
In conclusione, ogni Enneatipo emula le caratteristiche della nostra natura essenziale, creando un fac-simile di esso nel comportamento, negli obiettivi e nelle linee guida generali. Ma l’imitazione della personalità delle qualità dell’Essenza fallisceinevitabilmente, dal momento che in questo modo non riusciamo mai a riempire il senso di mancanza interiore. Ecco perché la persona che presentiamo al mondo, considerata l’immagine di sé, è solo la manifestazione più esterna, superficiale, di un’immagine interiore di noi. Nel corso del tempo, questa auto-immagine diventa coerente – “io sono fatto così” – e prende il posto del nostro vero Sè, che a questo punto non riconosciamo più.
Il grande equivoco sull’Enneagramma è che divida l’umanità in nove tipi: ma nessuno di noi è un tipo puro, qualunque sia il vostro tipo base abbiamo in noi tutti i nove tipi, l’intero spettro della natura umana. 
Il vero risultato sarà quindi, alla fine del corso, non tanto quello di identificarsi con un tipo in particolare, piuttosto di verificare quali sono i nostri punti deboli, i nostri comportamenti meccanici e invalidanti, e attraverso l’analisi identificare cosa nascondono, qual’è la loro origine nascosta, quella vera e profonda, al fine di poterli trasformare in benefici punti di forza. 
Il nostro tipo è l’impronta originaria alla quale sempre ritorniamo, la “lente” attraverso la quale percepiamo le nostre esperienze. Perciò, più comprendiamo il nostro tipo, meno questa particolare lente distorce le nostre percezioni e possiamo cominciamo a vedere noi stessi e gli altri con sempre maggiore chiarezza.
Ma poiché possiamo assumere caratteristiche e comportamenti di tutti i tipi nel corso delle nostre vite (chi non è mai stato orgoglioso, o avaro, o invidioso, ecc. ?), ogni tipo ci dice qualcosa di noi, e se lo riconosciamo senza giudicare a prescindere, possiamo innanzitutto capire lo stato d’animo di quella certa persona che si comporta in quel dato modo, e avviare un meraviglioso e risanante processo di perdono di se stessi e degli altri.
Esplorare i nove tipi in voi, vedere quanto siano interdipendenti, così come li rappresenta il simbolo dell’Enneagramma, vi consentirà di sentirvi parte del grande organismo dell’umanità e di sentirvi molto più simili agli altri di quanto crediate!
4 Ritorno al Paradiso Perduto
Questa visione della caduta implica una visione terapeutica dell’enneagramma come un processo di liberazione: si tratta di un processo di presa di coscienza, che si accompagna a uno smascherarsi di fronte agli altri. Più generalmente, si può contemplare il processo terapeutico come un movimento contro corrente per risalire al Paradiso Perduto.
Poiché l’Essenza è la natura dell’anima, la caduta non è una vera e propria perdita di Essenza; al contrario, semplicemente perdiamo il contatto con essa. Questa è una distinzione importante, perché significa che il mondo essenziale è presente in ogni momento; lo abbiamo solo “dimenticato” o cancellato dalla nostra coscienza. E’ qui in ogni momento ed è inseparabile da chi siamo e da ciò che siamo, ma è rimasto nel nostro inconscio.
Ecco perché parlando di percorso spirituale si parla di “diventare coscienti della nostra essenza”.
L’Enneagramma può esserci utile solo se siamo onesti con noi stessi. La vera conoscenza di sé è un guardiano di grande valore contro l’inganno della personalità. L’Enneagramma ci porta lontano e rende possibile compiere progressi reali perché inizia il lavoro a partire da dove siamo realmente. Così come ci rivela le altezze spirituali che siamo in grado di raggiungere, fa anche luce, in modo chiaro e senza giudizio, sugli aspetti bui della nostra vita di cui non riusciamo ancora a liberarci. Se vogliamo vivere come esseri spirituali nel mondo materiale, abbiamo bisogno di esplorare maggiormente questi aspetti.
I tre elementi di base necessari per il lavoro di trasformazione sono la presenza (presenza mentale, la percezione cosciente), la pratica dell’auto-osservazione (acquisizione della conoscenza di sé) e la comprensione di ciò che viene sperimentato (corretta interpretazione fornita attraverso un contesto più ampio, come una comunità o un sistema spirituale). L’Essere fornisce il primo, tu il secondo e l’Enneagramma fornisce il terzo. Quando questi tre elementi si uniscono le cose possono accadere rapidamente.
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