Ansia, lavoro su di sè, perCorsi

E se gli attacchi di panico potessimo curarli?

Già le parole attacco di panico fanno venire il panico.

Chi lo ha vissuto attiva memorie automatiche per niente piacevoli.

Quel senso di disagio nel sentir salire l’ansia dentro di sè, la fame d’aria per qualcuno, il corpo che non risponde, le gambe che si muovono senza il senso voluto, la mente poi non ne parliamo proprio.

Questo potrebbe essere un quadro tra i tanti di una situazione di disagio definita appunto “attacco di panico“.

Non entro nel merito della cura tradizionalmente definita tale, che prevede solitamente supporti farmacologici, bensì propongo un approccio di cura nel senso di avere cura.

Avere cura del proprio attacco di panico?

Iniziamo da queste parole “cura” e “curare” e ancora meglio”avere cura“.

Curare” è molto diverso da “avere cura“.

Curare è intendibile come “Io curo”, “Io sono in alto e sono cosi capace che ti curo perchè tu non sei in grado”.

Propongo “avere cura” con un significato allineato all'”I Care”. Anglosassone è l’origine e s’intende avere cura di sè e dell’Altro.

Cos’è l’attacco di panico? Come disturbo sappiamo essere caratterizzato principalmente da una paura intensa di perdere il controllo, di non riuscire a gestire la situazione o di morire, accompagnato da un senso dolorosa oppressione, da palpitazioni e stordimento.

E se curare l’attacco di panico avesse come significato quello di avere cura di questo senso di angoscia che muove dentro la persona un forte senso di insicurezza?

Le domande che solitamente arrivano dalla nostra parte razionale sono sempre più o meno le stesse:

  • Cosa accadrà di me mentre sono in questa situazione?
  • Cosa mi succede che non sono più padrona del mio corpo?
  • Perché mi succede tutto questo?

Mentre tutto questo scorre vorticosamente nella mente della persona il cuore va a 1000.

Ecco quindi l’avere cura.

  • Respirate. Una chiave essenziale…il respiro per accorgervi che ce la state facendo anche se vivete tutto quello stordimento improvviso.
  • Toccate il corpo, si toccatevi una coscia, il braccio, il viso….SI…in questo gesto c’è la chiave. Siete presenti. siete reali e nessuno potrà farvi volare via nella moltitudine dei pensieri strani che vengono in questi momenti…paura di morire? Paura di essere abbandonato?…datevi un pizzicotto vero. La paura è irreale.
  • Accogliete questo momento in cui il corpo manda segnali evidenti che è il momento di lasciare la presa, questa è la chiave.
  • Accogliete le memorie emozionali che potrebbero emergere in questi momenti, questa è un’altra chiave.

Da tutto questo “mollare la presa” è la lezione.

Non possiamo controllare tutto men che meno le nostre emozioni. Possiamo vederle scorrere, possiamo pensare ai momenti più intensi della nostra vita. Possiamo molte cose, ma non si può pretender di imbrigliare un fiume in piena. Quindi lasciate andare.

Mollate la presa e accogliete i segnali che il corpo manda.

E poi mettetevi in condizioni di tutelare voi stessi e la vostra vita circondandovi di persone che sappiano sostenervi in caso di attacchi e rivolgetevi ad un terapeuta, psicologo o counselor a seconda della complessità del vostro stato, fino al momento in cui potrete dire addio agli attacchi di panico.

E ringraziate quel sintomo che è l’attacco di panico.

Ringraziarlo sì, perchè, avendolo saputo ascoltare, vi ha messo in condizione di occuparvi di una parte emotiva di voi che altrimenti avreste continuato a nascondere a voi stessi.

Ebbene sì, avete paura di morire o di essere abbandonati…dentro di voi avete vissuto tutto ciò e ci sono momenti in cui tutto ciò si trasforma in un attacco di panico più o meno forte. E allora ? Riconoscete il diritto di tutto ciò…siete umani e le sofferenze emotive le avete provate, il vostro corpo le ha memorizzate.

Però voi volete continuare ad avere gli attacchi di panico o volete avviarvi verso l’uscita di questa situazione?

Quindi come uscirne da tutto ciò?

Imparando a respirare in modo amplio e quale può essere la modalità migliore?

Con la risata…sì …facciamoci una risata…piccola, grande, stretta, larga, un pò alla volta ce la farete sempre di più a gestire il momento.

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