comunicazione, lavoro su di sè, scuola counseling

Come si svolge una seduta di counseling

Già la telefonata è importante e inizia con domande…almeno per il mio approccio di counseling.

Solitamente domando: cosa ti porta a contattarmi?

E poi ci si incontra. La seduta di counseling è una occasione, sempre proseguendo, ove le domande permettono di esplorare ciò che c’è, ciò che ha bisogno di evolvere e trasformarsi. Domande? Certo che la differenza è proprio l’evolvere delle domande e delle modalità con le quali le domande emergono.

Il counselor rappresenta quella guida che con esperienza, agevola , l’emergere dell’obbiettivo principale della seduta: facilitare l’ autoesplorazione e la comunicazione. E questo può accadere proprio con domande e una stretta correlazione con il sentire.

A domande sono ferratissima e creativa. Come racconto spesso mio padre mi dava la possibilità di fare 3 domande al giorno e in quella misura dovevo stare, altrimenti sceglievo le domande più urgenti e le altre venivano rimandate al giorno successivo. Le mie domande erano domande di curiosità e mosse dal desiderio di conoscere. All’epoca non c’erano i motori di ricerca…

Il counselor fa domande perchè è curioso e vuole conoscere i fatti tuoi??!!

No. Tutt’altro. Vuole portarti a conoscere una parte di te che altrimenti risulterebbe ancora occultata dalla ripetività delle  tue domande. Perché ripetitive? Perchè tendiamo  a farci sempre le stesse domande. È per questo che per uscire da situazioni ripetitive può essere cosa buona un incontro, o più incontri, di counseling. Perchè attraverso l’esperienza altrui possano emergere nuove visioni delle situazioni che si vivono per aprirsi a nuove soluzioni e quindi nuove comprensioni e conoscenze di noi stessi.

Come accade tutto ciò?

Attraverso l’esperienza del domandare.

Da qualche parte si inizia, quindi abbiamo domande che facilitano l’inizio del colloquio.

Non si tratta di convenevoli educati bensì di domande che intendono agevolare il cliente e sentire, capire e poi scegliere quali sono le priorità da esplorare. Esempi?

Eccone alcune che puoi rivolgere a te stesso ora e con carta e penna e scegliere già di esplorare qualcosa per te.

  • Da dove cominciamo oggi? oppure, cosa porti oggi?
  • Come ti senti oggi? Vuoi parlarne?

E già qui si apre un mondo di possibilità che possiamo ascoltare, rimandare, accogliere o negare o molto altro.

A te ora, ovunque tu sia osservare se vi è un certo ambito della tua vita che vuoi esplorare.

E poi? Poi nell’esplorare è necessario aprirsi al ciò che accade, nel bene e nel male, così  domande centrate sul processo in atto permettono nuove consapevolezze. Un processo che avviene attraverso tutti i nostri canali

Il nostro canale uditivo – cosa sentiamo a tal proposito?

Il nostro canale visivo – cosa vediamo, immaginiamo, nell’esplorare il tal ambito di vita?

Il nostro canale di percezione sensoriale – come percepisco le emozioni di queste esperienze?

Il nostro canale di pensiero – che pensieri mi arrivano rispetto a questo che sto esplorando?

Lasciar andare le zavorre con il counseling psicosomatico è possibile!

 

Rispettando tutto il globale sentire rispetto a tutti i nostri canali è importante esplorare attraverso queste domande fondamentali il processo di consapevolezza momento per momento. Esempi buoni anche ora mentre leggi questo articolo e stai esplorando un tema attuale della tua vita possono essere?

  • Come ti senti al riguardo? Come ti senti rispetto a questo? In che modo?
  • Cosa provi in questo momento? Mentre mi dici questo cosa succede? Cosa provi?
  • Cosa sta succedendo ora?
  • Cosa succede nel corpo? Senti qualcosa? Dove?
  • A questo punto come stai? Di che cosa pensi/senti di aver bisogno per andare avanti ora/per fermarti qui
  • Puoi stare con questo che vedi, senti, provi, e pensi ?

Ti va di …. ?

Sono domande anch’esse che istruiscono al processo cioè invitano la persona a fare qualcosa , ad es. “ti va di fermarti un attimo e stare semplicemente in contatto con il respiro, il corpo e quello che c’è…?

E’ un buon modo per dare indicazioni e invitare a portare consapevolezza oppure a cambiare qualcosa. La responsabilità è tua, nel senso che puoi dire si oppure no, non è qualcosa di imposto: in questo modo si sostiene il senso di responsabilità, il ruolo adulto e le risorse della presenza e della scelta.

Certo il counselor ha necessità anche di chiarimenti, perchè potrebbe effettivamente non aver compreso bene, quindi domande per chiarirsi possono essere importanti e così:

  • Cosa intendi dire? Puoi spiegarmi meglio?
  • Quando dici così cosa intendi? In che modo…?

Domande che facilitano l’autoesplorazione  dei diversi livelli dell’esperienza sono importanti per agevolare al presa di coscienza così abbiamo domande così:

  • Com’è la sensazione?
  • Com’è fatta? Com’è questa sensazione?
  • come è fatta? la puoi descrivere? si trasforma? se si come??

Saper esplorare a diversi livelli l’esperienza  o sistemi rappresentazionali permette una presa di coscienza che ci porta oltre il vivere per traghettarci nell’esistere. Così immagini, pensieri, suoni o dialogo interno, vanno tutti benissimo per esplorare. E allora eccovi altre tracce per esplorare:

  • com’è fatta questa sensazione?
  • può essere una immagine? come la vedi? come la immagini?
  • Ha forse un suono?
  • Mentre mi parli di questo, emerge altro? immagini?
  • Cosa senti? Cosa succede nel corpo?
  • Cosa ti dici?

Pronti ora per scendere ancora? Può esserci un significato che va oltre ? Ci sono domande che possiamo porci che portano a prendere contatto con livelli significativi sui valori e sull’identità? Domande che esplorano il significato profondo:

  • Ha senso/significato tutto ciò per ?
  • Cosa è importante per te, qui ed ora?
  • Cosa  percepisci essere significativo in questo che stai vivendo/percependo/vedendo?
  • In che modo tutto ciò è importante per te?
  • In che modo tutto ciò ha a che fare con te?

Ora che siamo immersi e coinvolti come è questo coinvolgimento ? Come lo sentiamo questo coinvolgimento? Ce lo possiamo permettere questo coinvolgimento? Come ci sentiamo?

Potrebbe essere il caso di guardare a tutto ciò che sta accadendo da osservatore, in modo da permettere anche altre consapevolezze? Ci sono domande che divengono fondamentali, a momento opportuno, per aiutare la persona a osservarsi. Essere testimone della propria esperienza è un passo intenso e forte. Si diventa grandi così.

Allenare un atteggiamento di presenza contemplativa è un passo evolutivo che ognuno di noi può realizzare. In pratica? In pratica propongo di mettersi in posizione meta, oltre, come se fossimo degli spettatori di una rappresentazione teatrale. Prendendo così la giusta distanza dalle emozioni e dai pensieri possiamo osservare.

Si chiamano domande che facilitano la disidentificazione. Sperimenta queste domande ora:

  • Puoi osservare questa sensazione?
  • Puoi essere presente all’esperienza che stai vivendo?
  • Ti va di prendere contatto con questo e osservare cosa stai provando…?
  • Che sensazione hai di questa sensazione, emozione, vissuto?
  • Com’è per te? Com’è per te provare questa sensazione, emozione, vissuto?

Molto importanti possono essere domande che esplorano i nostri confini. Siamo così abituati che il flusso dei nostri pensieri vada in una direzione che poi procediamo solo in quella direzione negli anni e giorni. questo crea delle convinzioni  ed emozioni limitanti. Allora giochiamo con queste frasi:

Che cosa succederebbe se…?

Esempio: Cliente: “Non riesco ad andare a telefonare a Paola ”. Counselor: “Che cosa succederebbe se lo facessi?” “C’è un pericolo?” Temi qualcosa? Oggettivamente cosa immagini e cosa puoi permetterti di immaginare?

E in questo cammino si sono esplorate cose, fatti, emozioni, ecc e ora? Ora andiamo a estrarre il succo. Tiriamo le somme con domande che facilitano la conclusione :

  • Ci possiamo fermare qui? Infatti potrebbe accadere che durante una sessione possa arrivare dell’altro. Subito o concordato per la sessione successiva. Potrebbero infatti non esserci le energie emotive per affrontare ora un nuovo inizio oppure sentire che il tempo a disposizione è realmente concluso e si necessita di un rimando.
  • Sei d’accordo se ci fermiamo qui? La relazione d’aiuto presuppone proprio un accordo, un’alleanza e va esplorata proprio per il buon esito della sessione.
  • Puoi stare con quello che hai raggiunto finora? C’è forse qualcosa di cui hai hai bisogno per terminare l’incontro?

E così adesso andiamo verso la chiusura della seduta. Cosa ti serve per poter stare con questa emozione forte? Cosa ti serve per stare con questo vissuto?

Puoi stare con quanto emerso dall’incontro e lasciarti il tempo per assimilare?

Puoi stare con quanto emerso dall’incontro e lasciare che l’inconscio ci lavori su?

Che cosa ti porti a casa da questa seduta? Che cosa lasci?

Cosa ti porti a casa da questo articolo?

🙂

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